Ogni anno il Bando Internazionalizzazione invita gli studenti delle scuole superiori del Friuli Venezia Giulia a partecipare a un concorso di idee. I progetti selezionati permettono ai ragazzi e alle ragazze di vivere un’esperienza di studio all’estero. Nel 2026 le destinazioni sono state Malta, per un soggiorno di lingua inglese, e Monaco di Baviera, per approfondire il tedesco in un contesto internazionale.
Due settimane in cui la lingua diventa parte della quotidianità, ma anche un’occasione per uscire dalla propria routine, confrontarsi con una cultura diversa e scoprire nuove risorse personali.
Le testimonianze raccolte al rientro raccontano un filo conduttore comune: la crescita.
Molti ragazzi ricordano di aver imparato a gestire la quotidianità lontano da casa, a orientarsi in una città sconosciuta, a utilizzare i mezzi pubblici, a convivere con una famiglia ospitante e ad affrontare gli imprevisti con maggiore sicurezza. Esperienze che li hanno aiutati a sentirsi più autonomi, responsabili e consapevoli delle proprie capacità. Come racconta uno degli studenti al rientro:
“Credo di aver sperimentato per la prima volta una sorta di indipendenza. Non ho avuto il tempo per guardarmi intorno ed esplorare l’isola: appena arrivati abbiamo dovuto capire come funzionava il trasporto pubblico, dove mangiare il pranzo senza che i prezzi fossero eccessivi rispetto alla qualità del cibo venduto, cosa visitare nei pomeriggi e come evitare le trappole per turisti. La prontezza con cui abbiamo dovuto fare tutto ciò è stata stimolante per me, perché, di solito, di queste cose si occupano i miei genitori quando andiamo in vacanza.”
Anche le competenze che gli studenti sentono di aver sviluppato vanno oltre l’apprendimento linguistico. Nelle loro risposte ricorrono parole come adattabilità, problem solving, spirito di iniziativa, capacità di organizzarsi e di relazionarsi con persone provenienti da contesti culturali diversi.
Il ricordo più vivo riguarda spesso le persone incontrate lungo il percorso: i compagni di viaggio, gli studenti arrivati da altri Paesi, le famiglie ospitanti, gli insegnanti. Molti raccontano amicizie nate in pochi giorni e destinate a proseguire anche dopo il rientro. Rimangono anche la scoperta di nuovi luoghi, le attività organizzate dalla scuola e la possibilità di utilizzare ogni giorno la lingua studiata in situazioni reali.
Come in ogni esperienza di crescita, non sono mancati i momenti più complessi. Imparare a orientarsi in una città sconosciuta, adattarsi a nuove abitudini o gestire piccoli imprevisti ha rappresentato per molti ragazzi un’occasione per mettersi alla prova e scoprire di saper affrontare situazioni nuove con sempre maggiore sicurezza.
Alla domanda se consiglierebbero il Bando Internazionalizzazione, le risposte sono quasi unanimi. C’è chi parla di “una delle scelte migliori della mia vita”, chi di un’esperienza “che tutti dovrebbero fare almeno una volta” e chi sottolinea che il percorso comincia ancora prima della partenza, con la partecipazione al concorso di idee. Lavorare insieme ai propri compagni per sviluppare un progetto diventa infatti una prima occasione per sperimentare collaborazione, creatività e capacità di trasformare un’intuizione in una proposta concreta. Un ragazzo descrive così il valore di questo cammino preliminare:
“Fin da subito ho scelto di partecipare al bando perché sapevo che sarebbe stata un’esperienza che mi avrebbe arricchito. ‘Urbunity’ – il progetto con il quale ho partecipato – è stato un compito complesso ma che è riuscito già da solo a darmi molto: consapevolezza di quello che posso fare, nuove competenze in ambito digitale e molto altro ancora. Per questo consiglierei di partecipare al bando: per la ricchezza di esperienze ed emozioni che si provano durante il viaggio, ma anche, e soprattutto, per il viaggio che si fa già prima, costruendo il proprio progetto.”
Tra i messaggi rivolti alla Fondazione ce n’è uno che ricorre con particolare frequenza: continuare a offrire questa opportunità. Per molti ragazzi il Bando Internazionalizzazione rappresenta un’esperienza destinata a lasciare un segno, perché accompagna l’apprendimento linguistico con relazioni, autonomia, fiducia nelle proprie capacità e una maggiore apertura verso il mondo.


