TECH BOOSTER, ‘apprendere ad imprendere’: il percorso di training lanciato dalla Fondazione Pietro Pittini per avvicinare i giovani al mondo dell’innovazione imprenditoriale

Si è conclusa la prima fase di ‘Tech Booster’, il programma di alta formazione – ideato e promosso dalla Fondazione Pietro Pittini – legato ai temi dell’imprenditoria giovanile e innovazione per il territorio dedicato al settore BIO-HIGH-TECH e ENERGY e che ha visto giungere in finale 16 giovani universitari e neo-laureati provenienti dalle università e istituti di alta formazione della Regione.
Chi sono e perché hanno scelto di prendere parte al programma?

La maggior parte di loro ha scelto di inviare la propria candidatura per scoprire l’applicazione produttiva dell’innovazione, comprendere come trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale e proporlo sul mercato. Gabriele Lopardo, laureando in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Udine ha scelto di inviare la sua candidatura per approfondire al meglio le conoscenze relativa al marketing e comprendere il ruolo del settore privato nello stimolo ai processi innovativi.  “Tech Booster rappresenta per me l’opportunità di crescere e sviluppare nuove conoscenze imprenditoriali e relative al settore BIO-HIGH-TECH che, sicuramente riusciranno ad arricchire le conoscenze già maturate nell’ambito giurisprudenziale permettendomi di raggiungere nuove ambizioni e obiettivi”. Sofia Iasimone, studentessa del corso di laurea in ingegneria clinica biomedica presso l’Ateneo di Trieste, crede che Tech Booster possa fornirle strumenti utili per il futuro lavorativo: “mi sono iscritta a Tech Booster perché negli ultimi tempi ho scelto di cambiare rotta per il mio futuro, vorrei ambire alla posizione di business manager – anziché lavorare presso un’azienda di R&S biomedicale.  Ritengo che le conoscenze economiche e manageriali che ho  acquisito in Tech Booster siano fondamentali per arricchire e rafforzare le mie competenze”.

La fase di formazione – iniziata lo scorso 29 luglio – ha permesso ai giovani di approfondire ed arricchire le hard skills, e di rafforzare le social e le soft skills sempre più richieste nel mondo del lavoro.  Abbiamo avuto anche il piacere di coinvolgere relatori e testimonials di alto profilo del mondo accademico (provenienti dall’Università degli Studi di Trieste, dall’Università degli Studi di Udine, dalla SISSA e dal MIB). I temi che sono stati trattati vanno della strategia e creazione del modello di business, agli strumenti di accesso al credito e fundraising analisi finanziaria d’impresa e Project Management; fino ad arrivare al modulo di ‘marketing strategico e comunicazione’ e quello di ‘Curiosity – Collaboration – Accountability’, per affinare le soft skills. Serafina Di Gioia, dottoranda in astrofisica teorica presso l’Università di Trieste ha dimostrato molto entusiasmo nell’approfondire tematiche a lei sconosciute prima d’ora: “sono stata molto colpita dalle lezioni sul modulo ‘Modern Business Plan’, e su quello relativo al rendiconto economico e sulla gestione aziendale, molto utili per acquisire strumenti concreti da applicare a livello lavorativo all’interno di startup tecnologiche. Consiglio Tech Booster a tutti i laureandi e i laureati STEM che vogliono lavorare nell’ambito dell’innovazione”. Valeria Martin, neolaureata in Scienze e tecnologie biologiche presso l’Università degli Studi di Trieste afferma che le competenze che ha avuto modo di acquisire siano utili sia nell’ambito professionale, sia in quello relazionale di tutti i giorni: “il modulo ‘Corporate finance’ e quello sul ‘marketing strategico e comunicazione’ mi hanno permesso di comprendere come un’azienda agisce e quali sono le sue priorità a livello operativo. Mentre, il modulo ‘Curiosity – Collaboration – Accountability’ mi ha aiutata a rafforzare le soft skills, generando in me un impatto immediato e inaspettato nell’ambito relazionale – sia nella sfera professionale, sia in quella privata”.

Durante il percorso formativo, il gruppo classe è stato suddiviso in 4 team, con la creazione e lo sviluppo di 4 business plan negli ambiti ICT, Energy, Life sciences e Industrial.
Nel corso della ‘Tech Booster competition tenutasi a Trieste l’8 settembre 2021, data conclusiva della fase di training, i giovani hanno avuto modo di presentare le loro idee imprenditoriali, le quali sono state oggetto di valutazione da parte di una giuria composta dai relatori e da esperti che hanno affiancato i ragazzi durante il loro percorso di formazione. Nell’ambito ‘Life Sciences’ Leonardo Baggio, Valeria Martin, Tania Quinzi e Maria Angela Spessot, hanno scelto di sviluppare ‘TimeVir19’, un’applicazione il cui obiettivo è monitorare le persone con sintomatologia da long Covid-19, in modo da avvicinare i pazienti al loro medico di riferimento, visionare l’agenda degli appuntamenti e fissare visite di controllo in modo più agevole. Nell’ambito ‘Energy’ Camilla D’Angelo, Juliana Moura De Oliveria, Marco Dolfi e Serafina Di Gioia, invece, con ‘Electric Wave’ si sono cimentati nel mondo dell’energia oceanica, proponendo un prodotto capace di produrre energia elettrica in maniera sostenibile grazie al moto ondoso e di marea. Poi il gruppo composto da Ines Raissa Eloundou, Sofia Iasimone, Christian Lopes, Lia Olivo e Lara Emily Rosso che si è occupato di ‘ICT services, ha ideato ‘FreeMind’ una piattaforma che offre un servizio di telepsicologia gratuito agli studenti universitari con bassa fascia di reddito dando la possibilità ai neolaureati del dipartimento di scienze psicologiche di completare la propria formazione eseguendo il tirocinio professionalizzante obbligatorio. Infine, l’ultimo gruppo composto da – Nicolas Andreoni, Luigi Azzarone, Alberto Coglot, Gabriele Lopardo e Sabrina Zinutti – ha ideato ‘Perceptune’ la perfetta combinazione tra neuroscienze, musica e deep learning racchiusa in un’unica app che permette a coloro che la scaricano di ascoltare brani musicali in n versioni in modo da garantire il massimo impatto emozionale personalizzato sull’ascoltatore. E proprio a loro che è andato il primo premio della giuria per l’ottima costruzione del business plan e per la chiara esposizione della loro idea innovativa.

Quali saranno i profili dei giovani che accederanno alla fase successiva? In quale business unit delle startup andranno ad operare? La pitch competition rappresenta sì la tappa conclusiva, ma anche quella d’inizio per la fase di tirocinio del progetto. Verranno infatti selezionati 6 fra i 16 partecipanti per lo stage della durata di 5 mesi presso le startup del settore BioHighTech, ossia Biovalley, Bio4Dreams, G&Life, ExatLab, e nella norvegese Nordpool AS, impresa leader nel power market.

Per i giovani che verranno selezionati, il tirocinio rappresenta il momento in cui verrà fatta sintesi delle conoscenze acquisite durante la prima fase formativa e soprattutto occasione di orientamento hands on per il futuro lavorativo.

In Fondazione Pietro Pittini crediamo che la scienza e l’innovazione siano due driver fondamentali per sostenere la crescita e lo sviluppo di un territorio, così come pensiamo sia importante fornire percorsi di imprenditorialità come questo che permettano agli studenti occasioni di ingresso nel mondo del lavoro. Un modo per collegare le imprese alle giovani generazioni.

 

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