Il disorientamento educativo

L’articolo che segue vuole aiutare tutti coloro che, per un motivo o l’altro, sono a contatto con bambini e adolescenti. Può essere utile, infatti, soffermarsi a pensare quanto i nostri comportamenti, le nostre reazioni ed azioni quotidiane non sfuggano agli attentissimi occhi dei più giovani.

Gli adolescenti e i preadolescenti sono veramente sempre più problematici e violenti? Si tratta di un vero e proprio allarme sociale o di panico ingiustificato?
Nessuno può negare l’aumento delle condotte devianti e dei reati da parte di minorenni sempre più a disagio, soli e sofferenti. Le cose non stanno andando bene e la cronaca ce lo ricorda tutti i giorni, tuttavia, la realtà è diversa e, forse, meno problematica di quello che si crede.
L’adolescente di oggi, come quello di ieri, non è “un deviante dominato da forze sconosciute” ma, per sua etimologia, è “colui che cresce”; e crescere, lo sappiamo tutti, non è facile. Ci sono molteplici cambiamenti: fisici, psicologici, emotivi, relazionali, di autonomia, di auto-determinazione ecc…
In questa delicata fase, i comportamenti a rischio, cioè quelli che possono compromettere nell’immediato o nel lungo periodo il benessere psico-fisico e sociale dell’individuo, sono moltissimi e impossibili da descrivere tutti, ma è innegabile che si ripetano simili, se non uguali, di generazione in generazione.
Anche noi da ragazzi abbiamo vissuto o conosciuto situazioni in cui è capitato di mettere a rischio la propria vita o quella dagli altri; di compiere atti di vandalismo o violenza fisica e verbale; furti; disobbedienza; abuso di alcol, sigarette, spinelli e altre droghe; o semplicemente di comportarci male, essere irrispettosi e maleducati. Gli stessi comportamenti sessuali, o sessualizzati, (oggi sicuramente più presenti rispetto al passato) non sono comunque qualcosa di sconosciuto.
E se in questo momento storico tutto ciò avviene in maniera trasversale alle diverse classi sociali ed ai contesti familiari di riferimento non è vero che la colpa sia da ricercare nei ragazzi.
A mio parere è giunto il momento di fare una nuova riflessione e di spostare lo sguardo al mondo degli adulti i quali dovrebbero porsi delle domande e smettere di condannare de facto la nuova generazione.
Nella fase pre e adolescenziale (come detto di crescita e, quindi di cambiamenti e messe alla prova) giocano, infatti, un ruolo fondamentale i così detti “neuroni specchio”, quelli che spingono i bambini e i ragazzi a comportarsi secondo quello che vedono.
I più piccoli sono dagli abilissimi osservatori e, anche quando non sembra, hanno gli occhi fissi e puntati sul mondo degli adulti. A loro non sfugge niente e con loro le parole non sono davvero efficaci se non abbinate a fatti concreti.
Quando lavoro ed osservo gli adolescenti e le loro dinamiche comunicativo-relazionali, mi colpisce sempre quanto queste non siano altro che una buffa (quanto inquietante) simulazione dei comportamenti degli adulti e della società in cui viviamo.
Molto spesso rifletto su come i loro comportamenti siano semplicemente privi di senso; una mera imitazione “dei grandi” spesso esasperata dalla mancanza di limiti che gli adulti sembrano non avere. Tante volte mi sono sentito dire: “lo fanno tutti, anche i miei” oppure “nessuno fa niente”. E questo è tristemente vero.
A titolo di esempio possiamo guardare al bullismo che, nonostante le molteplici attività poste in campo, continua a dilagare.
Ma siamo sicuri che il bullismo nasca a scuola? Che sia qualcosa proprio degli adolescenti di oggi?
Sono convinto di no e che si debba provare a rovesciare la prospettiva culturale con cui, finora, è stato trattato l’argomento.
Il mondo in cui viviamo è diventato un mondo di bulli: le prevaricazioni e le prepotenze sono all’ordine del giorno e, in primis, fra gli adulti. Non c’è programma televisivo in cui personaggi politici, sportivi o del mondo dello spettacolo non si aggrediscano, offendendosi in ogni modo. Non c’è luogo, quartiere, cronaca, evento in cui non vi siano insulti, aggressioni, soprusi e prevaricazioni da parte degli adulti.
Tutto questo in una società orientata ad esaltare i vincenti e a rinnegare i fallimenti. L’insuccesso (sacro per crescere, imparare e diventare più forti) è vissuto dagli adulti come una malattia; va evitato assolutamente.
Per i genitori di oggi, i loro figli non sbagliano né falliscono: è sempre colpa della scuola, dei compagni, della società, degli altri e questo viene urlato proprio davanti ai bambini che, come detto, nel frattempo osservano e….”imparano”.
Viene dunque da chiedersi come sia possibile che una società violenta e non in grado di riconoscere i propri errori e le proprie responsabilità voglia processare i ragazzi e chiedere a loro di essere migliori.
Credo che sia questo il punto da cui si debba ripartire tutti assieme; perché i ragazzi probabilmente sono semplicemente confusi e disorientati.
In campo pedagogico si dice che “quando gli adulti collaborano, i bambini non hanno scampo”. Non è possibile prendersi cura dei ragazzi senza prima occuparsi e sostenere gli adulti. Per questo è fondamentale dare supporto alle famiglie sempre più deboli ed in difficoltà. Affiancare le persone, non lasciarle sole, e sostenere anche i professori con educatori formati ed in grado di avviare un processo di recupero dei soggetti fragili.
Un esempio positivo e recentissimo riguarda una scuola del Gemonese (UD) dove, in queste settimane, nell’ambito del “Patto di comunità per il benessere digitale”, (progetto volto a difendere i ragazzi e a guidarli all’uso sicuro di internet, videogame e smartphone) 250 famiglie si sono messe a disposizione e hanno collaborato con la scuola e tutti gli operatori coinvolti. Questi genitori hanno capito che non si può fare tutto da soli ma nemmeno demandare ad altri le proprie responsabilità. Hanno capito quanto sia importante partecipare in prima persona alla vita e alle problematiche dei figli. Hanno finalmente detto con i fatti: “Noi siamo qui!”
Servono più che mai regole condivise, esempi come questo e ,soprattutto, una comunità di adulti unita, che faccia squadra e che orienti gli adolescenti con l’esempio invece di essere la causa principale del loro disorientamento.
Bravi, dunque, questi genitori, professori, operatori e tutti quelli che vorranno seguire il loro splendido ed innovativo esempio.

Matteo Corrado

Esperto di dinamiche minorili, giudice onorario tribunale dei minori

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