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Bambini e ragazzi al centro: riflessioni post Covid-19

Come sarà il post lockdown per i giovani e che novità dovranno essere introdotte nel sistema educativo? Come cambierà il mondo della scuola e quali potrebbero essere le soluzioni per gestire correttamente il rientro in classe degli studenti?

In un momento storico così complesso è evidente che la Scuola e il Terzo Settore debbano ripensare il futuro dell’educazione: qualche giorno fa il team della Fondazione Pietro Pittini ha preso parte al webinar ‘Bambini e ragazzi al centro: idee e progetti nella crisi’ organizzato dall’IRSSeS di Trieste in collaborazione con Pares e Percorsi di Secondo Welfare. L’iniziativa si è dimostrata un’occasione di incontro tra comunità, enti locali, scuole, imprese sociali, parchi, biblioteche e agenzie educative che in questo periodo di crisi hanno dovuto costruire strategie adattive e sviluppare idee progettuali innovative. Il dialogo ha visto la partecipazione di Chiara Agostini – Percorsi di Secondo welfare, Stefania Giacalone – Dirigente ICS Brianza, Bollate (Milano), Enrico Degenhardt – Educatore e psicomotricista, Cooperativa La Quercia Trieste, Tomaso Colombo  – Parco Nord Milano, Maria Chiara Bartocci e Ilaria Boari – Servizi Sociali Ufficio di prossimità Comune di Pavia e di Dario Grison – IRSSeS, Trieste.

I temi trattati dai vari relatori sono stati trasversali ad un unico obiettivo: rimettere al centro il benessere dei bambini e dei ragazzi, reinventando e ripensando la responsabilità educativa alla luce dei cambiamenti apportati dalla pandemia. Dalla stimolante conversazione è emersa la necessità di riprogettare la scuola, di co-progettarla insieme a tutti gli attori che ne sono a vario titolo coinvolti. Ancor più che in passato, per contrastare la povertà educativa pare necessario costruire delle alleanze progettuali che pongano attenzione alle peculiarità, alle competenze e alle esigenze dei singoli territori. Tra le proposte, partendo dal presupposto che la scuola non è solo istruzione, si è parlato di progetti educativi diffusi, che vedrebbero gli studenti e i loro inseganti utilizzare cortili, parchi, biblioteche e spazi cittadini per lavorare in piccoli gruppi e di progetti di peer education allargata e diffusa che promuovano lo scambio generazionale.

Per superare questo periodo nonostante le condizioni avverse pare quindi necessario trovare il modo di offrire e ricucire relazioni, agire in maniera coordinata e con una solida rete di alleanze, riconoscere e valorizzare le competenze territoriali disponibili ed essere un po’ creativi!

L’’Internazionale’ ad aprile scriveva: “l’Italia il 5 marzo è stato uno dei primi paesi a sospendere le lezioni in tutte le scuole: oggi 187 paesi hanno seguito l’esempio e questo vuol dire che più di un miliardo e mezzo di ragazzi e ragazze, il 91,3 per cento della popolazione scolastica globale, non sta andando a scuola. In Italia la chiusura delle scuole riguarda 8,3 milioni di studenti”. Quando al qui ed ora, dopo due mesi di lockdown non si può nascondere che la Didattica a Distanza, nonostante i suoi limiti che tutti ormai conosciamo, abbia dimostrato anche un grande potenziale: un esempio simpatico è stato portato dall’esperienza di alcuni insegnanti di un Istituto secondario di primo grado della Regione che hanno organizzato una gita scolastica virtuale a Berlino e una a New York con i loro studenti! A nostro parere questi casi vigorosi ci riconfermano che, senza tralasciare l’importanza e la centralità della cura della dimensione relazionale, non si possa rinnegare che l’online – pur essendo un luogo potenzialmente rischioso – debba ritenersi al contempo fonte di enorme ricchezza e potenzialità per i nostri giovani (e non solo).

Concludiamo pensando che a guardare il bicchiere mezzo pieno questa situazione possa anche rivelarsi una grande occasione per ripensarsi insieme…

 

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