Teen to Teen

‘Teen to Teen’ è un progetto per la comunicazione del patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia: attraverso la produzione di contenuti multimediali realizzati dagli studenti.

Le Mani nella Scienza

La mostra GEI è una mostra da fare e non solo da guardare, fondata da Marisa Michelini in collaborazione con l’Associazione per l’Insegnamento della Fisica (AIF) con 60 esperimenti nel 1994.

IO Tifo Positivo

Le attività svolte nei contesti sportivi e nelle scuole sono tutte finalizzate alla prevenzione di qualsiasi forma di violenza verbale e fisica e alla diffusione di una diversa cultura del tifo.

Crescendo in armonia

Il progetto intende utilizzare il linguaggio espressivo-musicale per permettere ai bambini di maturare atteggiamenti improntati a sensibilità ed empatia, accoglienza, collaborazione, rispetto e pace.

Scuole Changemakers

Le Scuole Changemaker sono quelle che, attraverso un’ampia varietà di metodologie, stanno trasmettendo ai ragazzi le competenze del futuro: empatia, imprenditorialità, collaborazione e creatività.

Ashoka Italia, nel 2015, insieme ai principali protagonisti italiani dell’innovazione didattica, ha mappato e individuato alcune delle scuole i cui presidi sono stati in grado di individuare e coinvolgere docenti in grado di rivoluzionare il sistema di insegnamento all’interno dei loro istituti.

L’obiettivo del progetto Scuole Changemaker è quello di promuovere un nuovo modo di intendere il rapporto fra giovani, formazione e società ispirato dalla visione di un’educazione trasformativa, rilevante, permanente e pervasiva. Questo rapporto implica la necessità di trasformare il sistema educativo rendendolo innovativo e trasformativo, che fornisca ai giovani le competenze necessarie per guidare il cambiamento sociale. La trasformazione del sistema educativo passa per una trasformazione della didattica.

Il programma Scuole Changemaker consente a tutti gli studenti di diventare protagonisti attivi del cambiamento, impiegando le capacità e l’intraprendenza necessarie per agire e costruire un mondo migliore.

Il progetto mira a contribuire al rinnovamento e al cambiamento della didattica in Italia verso una didattica changemaker. Una visione di didattica ampia che comprende le finalità educative, il metodo (ciò che comunemente viene definito “didattica”) e diversi strumenti (organizzativi e materiali) attraverso i quali metodo e finalità vengono espressi.
Basandosi sull’esperienza maturata, il progetto si pone due obiettivi specifici: espandere e approfondire il movimento delle Scuole Changemaker italiane affinché diventino il nucleo di promotori del cambiamento della didattica italiana e quindi dell’intero sistema dell’apprendimento.

Durante il progetto saranno nuovamente svolti workshop di formazione docenti, laboratori di didattica innovativa, video e materiale informativo per l’attuazione di buone pratiche di insegnamento ed eventi di caratura internazionale in cui verranno coinvolti gli imprenditori sociali, le aziende e le università all’avanguardia nel settore.

Muse: l’innovativo museo delle scienze dove conoscenza e formazione si incontrano

Nell’ambito delle attività di mappatura e ingaggio con gli attori del territorio che la Fondazione porta avanti abbiamo di recente avuto l’opportunità di visitare il Museo delle Scienze di Trento. La struttura, ente strumentale della Provincia, mira a “interpretare la natura, a partire dal paesaggio montano, con gli occhi, gli strumenti e le domande della ricerca scientific​a, cogliendo le sfide della contemporaneità, invitando alla curiosità scientifica e al piacere della conoscenza per dare valore alla scienza, all’innovazione, alla sostenibilità”. Si tratta di una mission più che mai attuale anche alla luce dei profondi cambiamenti che stanno investendo l’ecosistema culturale in termini sia di necessità di adattamento dell’offerta che della c.d. “audience development”, ovvero l’implementazione di quei processi allargamento e diversificazione del pubblico e di miglioramento delle condizioni complessive di fruizione. 

Dal 2013 il Museo, la cui innovativa sede in vetro progettata da Renzo Piano è un bellissimo esempio di sostenibilità e integrazione nel territorio, è stato in grado di attrarre oltre 2.7 milioni di visitatori; interessante notare che, secondo i dati del 2017, il 70% di questi provengono da altre Regioni italiane confermando la forte capacità attrattiva della struttura all’esterno dei confini locali. Il percorso espositivo del Muse usa la metafora della montagna per raccontare la vita sulla Terra. Si inizia dalla cima: terrazza e piano 4 ci fanno incontrare sole e ghiaccio, per poi scendere ad approfondire le tematiche delle biodiversità, della sostenibilità, dell’evoluzione, fino al piano interrato con la serra tropicale. 

Uno dei punti di forza del MUSE è sicuramente rappresentato dalla qualità e diversità dell’offerta didattica che il polo è in grado di offrire agli studenti della Regione (e non solo). Le proposte infatti spaziano dalle visite guidate, alle escursioni sul territorio, ai laboratori esperienziali fino ad arrivare al MUSE Fablab dove vengono sperimentate attività didattiche con le tecniche della fabbricazione digitale tramite strumenti divertenti e innovativi come le macchine a controllo numerico, Arduino e i circuiti elettrici.

Quattro sono le grandi tematiche in cui si inseriscono le attività per i giovani:

  • Ecologia e biodiversità;
  • Paesaggio;
  • Bioscienze, alimentazione e salute;
  • Scienze e sostenibilità.

E’ interessante notare che la proposta didattica non si limita ad attività standardizzate ma prevede anche la possibilità di percorsi educativi strutturati volti alla scoperta di specifici argomenti scientifici anche in ottica di supporto agli insegnanti nel loro percorso professionale. E’ proprio a quest’ultimi che il MUSE dedica risorse sotto il profilo della formazione e dell’aggiornamento delle competenze; nel solo 2017 sono stati offerti 10 corsi di formazione, 13 “tè degli insegnanti”, un interessante format che ha lo scopo di approfondire in modo informare le tematiche scientifiche e di attualità, 15 conferenze di aggiornamento per un totale di oltre 1400 docenti coinvolti. 

Ulteriore aspetto interessante è il forte legame con il territorio reso possibile non solo dall’estesa rete di strutture che compongono il network diffuso del MUSE ma anche dalle numerose attività che mirano a stimolare e rendere parte attiva la popolazione di tutte le età. Tra le varie iniziative ci siamo soffermati su “Citizen Science”, letteralmente “scienza dei cittadini”, termine con il quale si intende un insieme di iniziative di forte  coinvolgimento dei cittadini da parte degli scienziati. Citizen Science rappresenta oggi una nuova frontiera che ha il merito di mostrare la scienza come bene comune, accessibile a tutti, “aperta” e democratica. I Citizen Scientist, ovvero i cittadini, raccolgono e registrano osservazioni e dati scientifici, che vengono condivisi in tempo reale, anche grazie alle nuove tecnologie, con le comunità internazionali di ricercatori. Il lavoro dei Citizen Scientist contribuisce così alla migliore comprensione del mondo naturale, rispondendo alle molte sfide che la società si trova oggi ad affrontare. Dal 2013 il MUSE ha investito sempre più nella Citizen Science avviando progetti tematici e organizzando sul territorio eventi di Bioblitz della durata di una o più giornate. Sono stati coinvolti nei percorsi di CS sia i cittadini che gli studenti di Scuole secondarie di secondo grado nell’ambito di Progetti di Alternanza Scuola Lavoro.

#TifiamoEuropa: le scuole e i giovani negli stadi

Anche Fondazione Pittini si è impegnata nella diffusione del progetto #TIFIAMOEUROPA che MIUR e FIGC hanno ideato in occasione del Campionato Europeo UEFA Under-21 di calcio, la cui fase finale si è svolta dal 16 al 30 giugno 2019 in cinque città italiane tra cui Trieste e Udine. Un privilegio senza eguali per tutti gli appassionati, che non volevamo lasciarci sfuggire!

Ormai lo sapete, siamo particolarmente inclini ai progetti che vedono lo sport protagonista come strumento educativo e didattico, lo sport è  forse il più antico e salutare per i giovani.

Il progetto, dedicato alle Scuole Primarie e Secondarie di Primo e Secondo grado, ha portato i ragazzi ad avvicinarsi ai valori dell’Europa approfondendo storia, inni, bandiere delle singole Nazioni che sono scese in campo e inoltre ha concesso la possibilità di promuovere e diffondere i valori etici legati allo sport, proponendo l’inclusione tra i giovani e un tifo corretto e positivo.

Le scuole che hanno deciso di partecipare al progetto sono state abbinate ad una Nazionale: gli studenti hanno quindi potuto familiarizzare con la squadra da supportare grazie alle schede didattiche realizzate all’Associazione Parole Ostili.

 

In particolare, la Fondazione ha supportato i costi per il  trasferimento delle Scuole Secondarie di primo grado E. Giacich e G. Randaccio di Monfalcone e Fermi di Casarsa della Delizia, che si sono trovate tutte insieme a tifare per la nazionale austriaca e quella danese. Un Europeo dentro l’Europeo per i ragazzi che vi hanno partecipato!

Portiamo a casa la gioia di aver vissuto lo stadio pieno di giovani, promotori di un tifo positivo, caratterizzato da qualità e rispetto: in fin dei conti poco importa chi ha vinto, eravamo tutti lì a tifare l’Europa e lo sport!

Adolescenti contemporanei e il doppio lato della medaglia del virtuale

Il racconto degli adolescenti nei media, nell’agenda politica e nelle istituzioni”: questo il titolo dell’iniziativa, organizzata dall’Ordine dei Giornalisti e quello degli Assistenti sociali del Friuli Venezia Giulia, tenuta dal Dott. Matteo Lancini (psicologo e psicoterapeuta, Presidente della Fondazione Minotauro di Milano e docente presso il dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca) a cui la Fondazione ha recentemente partecipato.

Durante la giornata è stata analizzata l’adolescenza contemporanea che, secondo il Dott. Lancini, sembra caratterizzarsi attraverso una forma di narcisismo che vede nella ricerca esasperata dell’ammirazione e del riconoscimento sociale da parte dei pari e della rete l’obiettivo fondamentale del processo evolutivo. Una generazione cresciuta “nella rete”, per la quale si rende necessario interrogarsi sui criteri per distinguere un uso adattivo dei social e dei videogiochi da un sintomo di malessere o dipendenza.

Durante l’incontro, il Dott. Lancini ha fatto emergere come già il periodo dell’infanzia per i bambini della generazione Z risulti frequentemente fitto di impegni e “ogni esperienza di crescita spontanea sia spesso messa sotto sequestro dagli adulti”, eliminando quasi totalmente i tempi nei quali poter sperimentare noia e solitudine. La riduzione dei luoghi e dei tempi di gioco spontaneo e libero avrebbero quindi portato i bambini e i preadolescenti a frequentare più assiduamente le ‘piazze virtuali’ dei videogiochi: questo spazio, in effetti, sembrerebbe risultare l’unico che i ragazzi possano ritagliarsi e custodire fuori dal controllo degli adulti e dove quindi possano iniziare a sperimentare le proprie autonomie.

Inoltre, gli adolescenti di oggi, troppo grandi e, a volte, troppo scontrosi per essere accuditi e troppo piccoli per far sentire la loro voce, più volte vivono problemi legati al rapporto con il proprio sé corporeo, con quella parte dell’adolescente che, goffa e impacciata, non sembra adeguarsi ai dettami dell’idealizzazione immaginaria che la rete quotidianamente ci propone.

Oggi, la più significativa manifestazione del disagio giovanile è rappresentata dal ritiro sociale. Adolescenti che crescendo non reggono il crollo delle aspettative ideali con i quali sono stati educati e che, a causa della delusione e della vergogna, sentono la necessità di chiudersi nella loro stanza dove, in molti casi, si relazionano solo attraverso la rete cui rimangono connessi per diverse ore al giorno. I rischi e le opportunità che in passato si vivevano nei cortili e nelle piazze, nel nostro tempo vengono dunque incontrati in casa mentre connessi.

 

La rivoluzione digitale ha quindi creato ambienti espressivi nei quali non solo gli adolescenti sperimentano nuove possibilità di realizzazione, ma trovano rifugio in occasione di profonde crisi evolutive, in una forma di autoricovero che esprime sia il dolore sia un tentativo di alleviarlo o superarlo. Nel mondo di oggi caratterizzato dall’individualità e dal narcisismo, a parere del Dott. Lancini, l’adulto, che sa esattamente e costantemente dove si trovano fisicamente i suoi figli ma per contro non ha idea di cosa facciano o sperimentino sui loro pc on-line, dovrebbe imparare a prendersi in carico la complessità di queste situazioni. La questione cruciale si sposta quindi nel capire se i ragazzi, mentre connessi, si stiano allenando ai compiti evolutivi dell’adolescenza o stiano invece sviluppando una dipendenza da internet.

In conclusione, questo interessante contributo accademico ci porta ad analizzare un punto di vista differente ed a interrogarci nuovamente su come l’intera comunità educante e noi stessi della Fondazione Pietro Pittini dovremmo provare a rivedere le modalità di interagire e supportare le giovani generazioni, che in questo momento storico sembrano aver quanto mai bisogno di spazi d’accoglienza emotiva e ascolto attivo.

Le Parole sono un Ponte e Condividere è una Responsabilità

Il 31 maggio e 1 giugno 2019 – due giorni di lavori per la terza edizione di un incontro annuale incentrato sul primo principio del Manifesto della comunicazione non ostile “Virtuale è reale”. Un momento per riflettere sui linguaggi ostili online e sulle azioni che tutti possono compiere per aiutare lo sviluppo delle coscienze digitali di ognuno.

Diverse le novità del 2019 di nostro interesse: Parole a Scuola Young, evento dedicato alle scuole, e svoltosi all’interno delle stesse, nel corso del quale gli Ambassador selezionati da Parole Ostili hanno guidato gli 80 mila ragazzi nell’esplorazione del tema, stimolandone approfondimenti e riflessioni.

tavoli di lavoro collettivo, riservati a oltre 100 esperti di diversi settori, e la presentazione del Manifesto della comunicazione della scienza che diventerà documento ufficiale di Trieste Capitale europea della scienza 2020.

Alla plenaria della seconda giornata di lavori presenti personaggi illustri del mondo della cultura, della comunicazione e dello spettacolo e a seguire 15 panel di approfondimento tra cui quelli seguiti da Fondazione Pietro Pittini “parole giuste per crescere”, “bisogna saper perdere. Quando il tifo sportivo diventa violenza” e “dalle parole ai fatti. Contrastare il Cyberbullismo dentro e fuori la rete”.

Le parole commuovono, uniscono, scaldano il cuore ma anche feriscono, offendono, allontanano.

In Rete, spesso l’aggressività domina tra tweet, post, status e stories. I social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali come le conseguenze delle loro voci.

La Fondazione Pietro Pittini crede molto nel lavoro di Parole Ostili con riguardo alla sensibilizzazione contro la violenza delle parole con l’ambizione di ridefinire lo stile con cui le persone stanno in Rete, diffondendo l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura e la consapevolezza che le parole sono importanti.