Report di ricerca “Innovatori Sociali della Montagna Friulana”. Da Fondazione Pietro Pittini grazie a Coop Cramars e al Prof. Giovanni Carrosio UNITS

Come sostenere i giovani delle Terre Alte del FVG? FPP ha svolto una indagine per comprendere la situazione delle Aree interne della nostra Regione; è ora disponibile il rapporto commissionato alla Coop Cramars e al Prof Carrosio sugli Innovatori Sociali della Montagna Friulana.

Chi sono gli Innovatori della Montagna Friulana? Sono tutti coloro che abitano o ri-abitano la montagna rispondendo ai bisogni ambientali del territorio, animando le relazioni sociali e connettendo persone e luoghi. Coloro che decidono di rimanere a vivere e lavorare in montagna, o coloro che ritornano ai luoghi di origine o, ancora, coloro che scelgono la montagna come residenza neo-rurale. Sono anche loro quelli che cercano di combattere l’abbandono delle terre trovando forme di economia sostenibile e connessioni sociali e che vogliono vincere la spirale di marginalità socio- economica e l’involuzione delle comunità montane.

Ne abbiamo parlato al webinar del 16/09/2021 con gli autori Giovanni Carrosio, Vanni Treu, che ringraziamo,  insieme a Alessia Zabatino (Forum Disuguaglianze e Diversità) e Lydia Alessio Vernì (Agenzia Lavoro e Sviluppo Impresa FVG).

Grazie anche alle testimonianze di

– Luca Postregna – ASFO Erbezzo (UD)

– Ivan Provenzale – T20 (PN)

– Kaspar Nickles – Tiere viere (UD)

– Gianni Gentilini – Bosco delle Rune (UD)

Scaricate il report QUI

 

Fondazione Pietro Pittini a sostegno della formazione dei docenti delle Scuole del Friuli Venezia Giulia: TUFFI NELLA SCIENZA e DIDATTICA 4.0

Un’estate alla scoperta delle STEAM! (Science, Technology, Engineering, Art & Math)

A partire dal 2 luglio 2021, presso gli spazi dell’Urban Center di Trieste, ha avuto luogo il progetto ‘Tuffi nella Scienza’ ideato e sostenuto dalla Fondazione Pietro Pittini per avvicinare ragazzi e insegnanti della Regione al mondo della scienza e della tecnologia. Sono stati oltre 25 i laboratori e le iniziative gratuite dedicate ai giovani dai 3 ai 18 anni e ai docenti della Regione Friuli Venezia Giulia. Proprio per quest’ultimi nel corso della giornata conclusiva del progetto – sabato 4 settembre 2021 – sono stati organizzati due workshop con l’obiettivo di aggiornare le competenze e fornire metodologie didattiche all’avanguardia da utilizzare nell’ambito delle diverse discipline.

Siamo convinti che occorra rafforzare le conoscenze scientifiche anche della comunità educante per creare un ecosistema favorevole all’innovazione. Un territorio ricco di potenzialità scientifiche, grazie ai numerosi Centri di Ricerca del FVG e al fertile tessuto produttivo, necessita di un adeguato bacino di giovani (bambini e studenti) che vengano adeguatamente avvicinati alla scienza e siano pronti a coglierne le sfide. È nota la carenza di competenze scientifiche e informatiche nel mondo del lavoro, e altrettanto noti sono gli aspetti digitali che coinvolgono non solo il mondo del lavoro, ma anche il vivere quotidiano. Avvicinare fin da piccoli i bambini e gli studenti ai rudimenti di coding, robotica e pensiero computazionale, e farlo attraverso percorsi mirati da offrire ai rispettivi docenti è un passo fondamentale per lo sviluppo della società moderna.

Già in passato FPP aveva rilevato un bisogno formativo da parte degli insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Tolmezzo (UD), rendendosi promotrice e coordinatrice del progetto “Didattica 4.0 – Palestra di avanguardie educative”. Questa iniziativa ha la finalità di supportare la formazione dei docenti delle scuole del FVG, in particolar modo l’aggiornamento delle loro conoscenze didattiche digitali, a beneficio degli studenti – che oggi più che mai – necessitano di acquisire competenze tecnologiche in linea con i programmi ministeriali. Anche per l’anno scolastico 2021-2022 FPP ha raccolto il bisogno di 5 Istituti Secondari di I e II grado del FVG con un focus sulle conoscenze scientifiche e computazionali dei docenti, traducendolo in percorsi disegnati sulle singole esigenze degli Istituti che comprendono anche un gruppo di docenti di scuola dell’infanzia.

Questa estate, nei laboratori di ‘Tuffi nella Scienza’, ’Amici dell’Orologeria Pesarina’ e ‘The Coding Box’ sono i partner scelti per i workshop incentrati proprio sulle STEAM e rivolti ai docenti delle scuole dell’Infanzia e Primaria.

Amici dell’Orologeria Pesarina’ è un’associazione di promozione sociale dedita alla ricerca, allo studio e alle attività di divulgazione sulla nascita e sullo sviluppo industriale delle produzioni di orologeria lungo un percorso che, dalle prime attività artigianali a Pesariis, Udine, della seconda metà del XVII secolo, si è evoluto nei 300 anni successivi attraverso processi di continua innovazione tecnica e di espansione commerciale, ponendo il Friuli Venezia Giulia ai vertici mondiali del settore.

The Coding Box’, nata a Trieste da un piccolo nucleo di professionisti del settore della comunicazione, informatica ed educazione che desiderano sensibilizzare la comunità rispetto ad una cultura digitale consapevole, dando vita ad iniziative che generano un reale impatto sulla società. Si occupano principalmente di alfabetizzazione digitale dei più piccoli avvicinandoli al coding in modalità unplugged – ossia senza uso diretto del computer – attraverso giochi ed attività di logica.

Gli esperti di ‘Amici dell’Orologeria Pesarina’ – Alceo Solari e Margherita Solari – hanno focalizzato la propria sessione sulla divulgazione degli aspetti storici e teorici relativi ai principi di funzionamento dell’orologio meccanico, , lo stesso orologio che si è evoluto fino a portare l’azienda produttrice, la Solari, a imporre l’orologeria industriale prima agli aeroporti e poi in tutto il mondo; una vera e propria testimonianza dal vivo sulla storia dello sviluppo industriale dell’Orologeria pesarina del XX secolo ad oggi . Sono partiti raccontando le radici storiche risalenti ai tempi del Medioevo e che si sono successivamente sviluppate durante l’epoca di Galileo Galilei, grazie alla ‘Rivoluzione Scientifica’. A livello pratico, si sono concentrati sul cuore del funzionamento dell’orologio e dei vari meccanismi (tra cui il meccanismo a scatto di cifre che per primo aprì nel mondo la strada della tele-informazione digitale), illustrando i vari funzionamenti degli exhibit in legno da loro realizzati, e di un modellino di svegliatore monastico in metallo creato dagli artigiani locali di Pesariis. Margherita Solari sottolinea l’importanza di trasmettere queste nozioni ai docenti, in quanto a scuola, generalmente tale argomento viene trascurato, dando valore ad altre scoperte. «Si pensi ai libri di storia che tendono a dare maggiore importanza ad invenzioni come la locomotiva. L’orologeria è un campo molto interessante e per alcuni studiosi è stato il settore trainante di altre tecnologie, quello in cui si studiavano i metalli, le leggi della fisica, per poi essere applicati a quelli dell’orologeria, e anche altri settori hanno tratto vantaggi da questo ».

The Coding Box, invece, ha guidato e i docenti in un percorso prima teorico e poi pratico – tenuto dagli STEM Educator Barbara Razzini, Silvia Faion e Eric Medvet – sull’utilizzo del coding unplugged per avvicinare i bambini alla programmazione e al pensiero computazionale attraverso il gioco.  L’associazione opera proprio nell’ambito del pensiero computazionale come logica di risoluzione dei problemi complessi attraverso la programmazione del ‘coding’ con l’obiettivo di aumentare l’alfabetizzazione digitale in primis dei bambini e delle famiglie, ma anche degli educatori e dei docenti. Silvia Faion, Presidente dell’Associazione crede nell’importanza di trasferire i concetti del coding sia agli insegnanti che ai più piccoli: «penso sia utile divulgare questi temi ai docenti del giorno d’oggi, non solo li aiutiamo ad avvicinarsi alla tecnologia, ma facciamo acquisire loro competenze e strumenti utili per affrontare le difficoltà sia quotidiane sia professionali. Molto spesso, gli insegnanti riscontrano complessità nell’approcciarsi con i più piccoli, e relazionarsi con loro è una grossa responsabilità, ma i bambini sono il futuro della società! Il coding, se insegnato a scuola, ha un primo indubbio vantaggio pratico: non richiede attrezzature elettroniche – computer, tablet o smartphone – di cui spesso le scuole non dispongono – favorisce la risoluzione dei problemi poichè permette di porsi un obiettivo, analizzare le possibili vie per raggiungerlo e tracciare un piano d’azione eseguibile. Unire il pensiero computazionale al gioco, significa rafforzare le abilità analitiche dei docenti e dei bambini ».

TECH BOOSTER, ‘apprendere ad imprendere’: il percorso di training lanciato dalla Fondazione Pietro Pittini per avvicinare i giovani al mondo dell’innovazione imprenditoriale

Si è conclusa la prima fase di ‘Tech Booster’, il programma di alta formazione – ideato e promosso dalla Fondazione Pietro Pittini – legato ai temi dell’imprenditoria giovanile e innovazione per il territorio dedicato al settore BIO-HIGH-TECH e ENERGY e che ha visto giungere in finale 16 giovani universitari e neo-laureati provenienti dalle università e istituti di alta formazione della Regione.
Chi sono e perché hanno scelto di prendere parte al programma?

La maggior parte di loro ha scelto di inviare la propria candidatura per scoprire l’applicazione produttiva dell’innovazione, comprendere come trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale e proporlo sul mercato. Gabriele Lopardo, laureando in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Udine ha scelto di inviare la sua candidatura per approfondire al meglio le conoscenze relativa al marketing e comprendere il ruolo del settore privato nello stimolo ai processi innovativi.  “Tech Booster rappresenta per me l’opportunità di crescere e sviluppare nuove conoscenze imprenditoriali e relative al settore BIO-HIGH-TECH che, sicuramente riusciranno ad arricchire le conoscenze già maturate nell’ambito giurisprudenziale permettendomi di raggiungere nuove ambizioni e obiettivi”. Sofia Iasimone, studentessa del corso di laurea in ingegneria clinica biomedica presso l’Ateneo di Trieste, crede che Tech Booster possa fornirle strumenti utili per il futuro lavorativo: “mi sono iscritta a Tech Booster perché negli ultimi tempi ho scelto di cambiare rotta per il mio futuro, vorrei ambire alla posizione di business manager – anziché lavorare presso un’azienda di R&S biomedicale.  Ritengo che le conoscenze economiche e manageriali che ho  acquisito in Tech Booster siano fondamentali per arricchire e rafforzare le mie competenze”.

La fase di formazione – iniziata lo scorso 29 luglio – ha permesso ai giovani di approfondire ed arricchire le hard skills, e di rafforzare le social e le soft skills sempre più richieste nel mondo del lavoro.  Abbiamo avuto anche il piacere di coinvolgere relatori e testimonials di alto profilo del mondo accademico (provenienti dall’Università degli Studi di Trieste, dall’Università degli Studi di Udine, dalla SISSA e dal MIB). I temi che sono stati trattati vanno della strategia e creazione del modello di business, agli strumenti di accesso al credito e fundraising analisi finanziaria d’impresa e Project Management; fino ad arrivare al modulo di ‘marketing strategico e comunicazione’ e quello di ‘Curiosity – Collaboration – Accountability’, per affinare le soft skills. Serafina Di Gioia, dottoranda in astrofisica teorica presso l’Università di Trieste ha dimostrato molto entusiasmo nell’approfondire tematiche a lei sconosciute prima d’ora: “sono stata molto colpita dalle lezioni sul modulo ‘Modern Business Plan’, e su quello relativo al rendiconto economico e sulla gestione aziendale, molto utili per acquisire strumenti concreti da applicare a livello lavorativo all’interno di startup tecnologiche. Consiglio Tech Booster a tutti i laureandi e i laureati STEM che vogliono lavorare nell’ambito dell’innovazione”. Valeria Martin, neolaureata in Scienze e tecnologie biologiche presso l’Università degli Studi di Trieste afferma che le competenze che ha avuto modo di acquisire siano utili sia nell’ambito professionale, sia in quello relazionale di tutti i giorni: “il modulo ‘Corporate finance’ e quello sul ‘marketing strategico e comunicazione’ mi hanno permesso di comprendere come un’azienda agisce e quali sono le sue priorità a livello operativo. Mentre, il modulo ‘Curiosity – Collaboration – Accountability’ mi ha aiutata a rafforzare le soft skills, generando in me un impatto immediato e inaspettato nell’ambito relazionale – sia nella sfera professionale, sia in quella privata”.

Durante il percorso formativo, il gruppo classe è stato suddiviso in 4 team, con la creazione e lo sviluppo di 4 business plan negli ambiti ICT, Energy, Life sciences e Industrial.
Nel corso della ‘Tech Booster competition tenutasi a Trieste l’8 settembre 2021, data conclusiva della fase di training, i giovani hanno avuto modo di presentare le loro idee imprenditoriali, le quali sono state oggetto di valutazione da parte di una giuria composta dai relatori e da esperti che hanno affiancato i ragazzi durante il loro percorso di formazione. Nell’ambito ‘Life Sciences’ Leonardo Baggio, Valeria Martin, Tania Quinzi e Maria Angela Spessot, hanno scelto di sviluppare ‘TimeVir19’, un’applicazione il cui obiettivo è monitorare le persone con sintomatologia da long Covid-19, in modo da avvicinare i pazienti al loro medico di riferimento, visionare l’agenda degli appuntamenti e fissare visite di controllo in modo più agevole. Nell’ambito ‘Energy’ Camilla D’Angelo, Juliana Moura De Oliveria, Marco Dolfi e Serafina Di Gioia, invece, con ‘Electric Wave’ si sono cimentati nel mondo dell’energia oceanica, proponendo un prodotto capace di produrre energia elettrica in maniera sostenibile grazie al moto ondoso e di marea. Poi il gruppo composto da Ines Raissa Eloundou, Sofia Iasimone, Christian Lopes, Lia Olivo e Lara Emily Rosso che si è occupato di ‘ICT services, ha ideato ‘FreeMind’ una piattaforma che offre un servizio di telepsicologia gratuito agli studenti universitari con bassa fascia di reddito dando la possibilità ai neolaureati del dipartimento di scienze psicologiche di completare la propria formazione eseguendo il tirocinio professionalizzante obbligatorio. Infine, l’ultimo gruppo composto da – Nicolas Andreoni, Luigi Azzarone, Alberto Coglot, Gabriele Lopardo e Sabrina Zinutti – ha ideato ‘Perceptune’ la perfetta combinazione tra neuroscienze, musica e deep learning racchiusa in un’unica app che permette a coloro che la scaricano di ascoltare brani musicali in n versioni in modo da garantire il massimo impatto emozionale personalizzato sull’ascoltatore. E proprio a loro che è andato il primo premio della giuria per l’ottima costruzione del business plan e per la chiara esposizione della loro idea innovativa.

Quali saranno i profili dei giovani che accederanno alla fase successiva? In quale business unit delle startup andranno ad operare? La pitch competition rappresenta sì la tappa conclusiva, ma anche quella d’inizio per la fase di tirocinio del progetto. Verranno infatti selezionati 6 fra i 16 partecipanti per lo stage della durata di 5 mesi presso le startup del settore BioHighTech, ossia Biovalley, Bio4Dreams, G&Life, ExatLab, e nella norvegese Nordpool AS, impresa leader nel power market.

Per i giovani che verranno selezionati, il tirocinio rappresenta il momento in cui verrà fatta sintesi delle conoscenze acquisite durante la prima fase formativa e soprattutto occasione di orientamento hands on per il futuro lavorativo.

In Fondazione Pietro Pittini crediamo che la scienza e l’innovazione siano due driver fondamentali per sostenere la crescita e lo sviluppo di un territorio, così come pensiamo sia importante fornire percorsi di imprenditorialità come questo che permettano agli studenti occasioni di ingresso nel mondo del lavoro. Un modo per collegare le imprese alle giovani generazioni.

 

Aree interne come laboratori di innovazione: le esperienze di NanoValbruna e Terre d’Incanti a Lauco

In che modo le aree interne del nostro Paese stanno inventando e reinventando nuovi paradigmi di crescita che pongono al centro la comunità e il territorio e come questi luoghi stanno provando ad uscire dalla dicotomia che lega il concetto di innovazione a quello di agglomerato urbano?

Andres Rodriguez-Pose, docente di geografia alla London School of Economics and Political Sciences, in un noto paper del 2018 parlava di “vendetta dei luoghi che non contano” per indicare quanto nel corso dell’ultimo ventennio le scelte di investire solo su ciò che già risultava essere produttivo abbiano creato disparità, disuguaglianze e, conseguentemente, frustrazione da parte di chi si è sentito abbandonato dallo Stato e di come questo sentiment abbia avuto un riflesso diretto nelle scelte di voto c.d. anti-establishment dei cittadini.

Nel nostro Paese le aree interne rappresentano più della metà dei Comuni, ospitano il 23% della popolazione, pari a oltre 13,54 milioni di abitanti, e occupano una porzione del territorio che supera il 60% della superficie complessiva. Nella nostra Regione, il Friuli Venezia Giulia, questa conformazione è poi particolarmente evidente: più della metà del territorio è definita zona montana secondo i criteri definiti dalla Strategia Nazionale delle Aree Interne. Si tratta di un patrimonio culturale, artistico ed etnografico che rischia oggi di scomparire a fronte degli ormai inarrestabili fenomeni di urbanizzazione che caratterizzano – e sempre di più lo faranno – le dinamiche dei paesi industrializzati (secondo il World Urbanization Prospect 1 persona su 2 nel mondo vivrà in agglomerati urbani). La forza attrattiva delle città, caratterizzate da migliori opportunità lavorative e di crescita sta mettendo a dura prova le aree interne che, a fronte di una dinamica demografica come quella del nostro Paese sempre più preoccupante, si trovano oggi a dover fare i conti con una mancanza cronica non solo di servizi e infrastrutture ma anche di capitale umano che si traduce in scarsa capacità di innovare e reinventarsi.

Oggi la “vendetta” cui faceva riferimento Rodriguez Pose nel suo paper si sta, sempre più, trasformando in una “rinascita” dei luoghi che non contano. Complice l’aumentata attrattività dei piccoli centri che la crisi COVID ha contribuito a innescare, quello a cui stiamo assistendo è un forte processo di rivitalizzazione delle “terre d’osso lontane dalla polpa” come definite da Luca di Salvatore che, sebbene ancora a macchia d’olio, stanno cercando di uscire da quel ruolo marginale (dove il margine non è solo questione di geografia) a cui sono state per troppo tempo costrette.  Se come detto le città – facendo leva su densità e prossimità – favoriscono la generazione di innovazione, è certamente vero che anche al di fuori dei contesti urbani è possibile creare le condizioni favorevoli per soluzioni nuove che provino a contrastare alcune delle criticità tipiche delle aree interne generando processi di innovazione sociale che coinvolgono società civile e Terzo settore.

Come Fondazione abbiamo sostenuto, per il secondo anno consecutivo, il progetto “NanoValbruna” nato dall’esperienza di Gagliato, un piccolo paese dell’entroterra calabro dove ogni anno, grazie al format “NanoGagliato” decine di scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo si incontrano per parlare di nanoscienze e tecnologia coinvolgendo in modo fattivo la popolazione locale e i giovani del territorio. Sulla base di questo interessante modello – che favorisce non solo la diffusione di temi oggi più che mai fondamentali, ma anche la contaminazione con il territorio e i suoi abitanti – il bioingegnere e ricercatore Mauro Ferrari, con la moglie Paola, hanno scelto nel 2020 di replicare questo intervento anche sul nostro territorio ed in particolare nella zona di Valbruna (UD), una delle aree prototipali previste dalla Strategia Nazionale Aree Interne. Il progetto, che ha avuto luogo dal 19 al 24 luglio scorso è riuscito a convogliare scienziati, esperti del settore, giovani e cittadinanza per discutere assieme delle ricadute che la scienza e l’innovazione possono avere nella lotta ai cambiamenti climatici. Anche quest’anno uno spazio del festival è stata riservato poi a ‘NanoPiçule’, l’evento dedicato ai più piccoli che ha previsto la realizzazione di attività laboratoriali dedicate a circa 50 giovani dai 6 ai 14 anni sui temi delle microplastiche, del riciclo e dei cambiamenti climatici.

Fare innovazione sociale in questi luoghi significa anche immaginare nuove traiettorie di sviluppo donando spazi in disuso a funzioni inedite. Fondazione Pietro Pittini ha sostenuto il progetto ‘Terre d’incanti’ realizzato dalla cooperativa sociale Zaffiria, fondata e animata dalla forza carismatica ed appassionata di Alessandra Falconi che ha saputo convogliare tutta la cittadinanza e la comunità locale: nel piccolo borgo montano di Lauco (UD) ha ottenuto in gestione dall’amministrazione comunale una ex-latteria e un piccolo rifugio trasformandoli in laboratori artistici in cui produrre nuove forme di ricchezza per le comunità della montagna e per i suoi più giovani abitanti. Questa estate, grazie alla partecipazione dell’artista Hervé Tullet, oltre 60 ragazzi dai 10 ai 14 anni hanno avuto modo di partecipare alle 2 Summer School di 3 giorni organizzate dalla Cooperativa lavorando e confrontandosi – grazie all’utilizzo di strumenti come musica, teatro, pittura – sul ruolo del digitale e dei social media durante il lockdown, ma anche sperimentando attività pratiche legate alla realizzazione di abiti e indumenti tipici per la realizzazione di una sfilata di moda.

Valorizzare la montagna significa infine conoscerne le unicità e tutelarne la sua bellezza. Il progetto ‘KIKI Camp’ – nato su iniziativa della Cooperativa Sociale La Collina di Trieste e sostenuto di recente non solo da FPP, ma anche da Eni Gas e Luce e Yuki Onlus – prevede la realizzazione di un campus estivo di cinque giorni dall’8 al 12 agosto per 15 bambine e bambini dai 6 agli 11 anni provenienti da contesti svantaggiati che avrà luogo a Tramonti di Sopra, piccolo comune montano del Pordenonese. L’iniziativa si fonda su un percorso pedagogico di alta qualità incentrato sulla scoperta della natura, dell’autonomia e delle proprie capacità nell’ambiente montano. La programmazione prevede delle attività strutturate motorie e ludiche di routine, passeggiate, esplorazioni e workshop di auto-progettazione ludica e orientati al tema della sostenibilità.

Il nostro impegno per le aree interne della Regione non si esaurisce qui: nel webinar del 16 settembre daremo la restituzione della Ricerca sugli Innovatori Sociali della montagna FVG realizzata con il Prof. Giovanni Carrosio di UNITS e la Cooperativa Sociale Cramars che hanno mappato le esperienze di innovazione nelle nostre aree interne. Sarà l’occasione per ascoltare la voce di chi vive e lavora in montagna, come quei giovani che hanno scelto di andare a vivere o rimanere nelle Terre Alte.  Se si vogliono evitare quelle polarizzazioni economiche e sociali tanto deprecate, e presenti tra aree metropolitane, periferie urbane ed aree interne, proviamo ricucire i destini del capitalismo molecolare dei distretti extraurbani – come dice Aldo Bonomi –  ad ascoltare i giovani della “restanza” e a disegnare con loro nuove opportunità di vita e lavoro in montagna.

Premi di laurea sui temi dell’innovazione sociale: Fondazione Pietro Pittini premia 2 studentesse dell’Università degli Studi di Udine

Cos’è l’Innovazione Sociale? Cosa si intende con questo nuovo paradigma di crescita economica? Sintetizzando possiamo definirla come la ricerca di nuovi modelli di business e di innovazione sostenibile.

Su questi temi Fondazione Pietro Pittini ha istituito 5 premi di laurea per studenti dell’Università degli Studi di Udine che scelgano di affrontare questo vasto argomento all’interno delle proprie tesi di laurea: Marta Ciganotto ed Elisa Cosattini sono le 2 studentesse che la Commissione di valutazione ha scelto di premiare sulla base di criteri tra cui l’attinenza dell’elaborato rispetto all’argomento, la struttura, la completezza e complessità dell’elaborato, l’ originalità e spunti critici e l’ampiezza dell’apparato bibliografico.

Sempre di più lo sviluppo tecnologico riesce a supportare e stimolare innovazioni ad alto impatto sociale. Sono ormai molti i casi e le esperienze in cui la tecnologia diventa fattore abilitante di innovazione orientata al supporto di bisogni sociali diffusi (a titolo esemplificativo prodotti e servizi rispettosi di territori e stakeholder, ambiente, cibo e nutrizione, smart-city, educazione, servizi assistenziali).

Al tempo stesso le nuove generazioni ricercano sempre più modelli dove la produzione di valore sociale diventa elemento fondante del fare impresa. Secondo una ricerca di Deloitte per oltre 9 giovani su 10 lavorare per un’azienda responsabile a livello sociale e ambientale costituisce elemento di fondamentale importanza.

Il principio stesso del profitto, che sta alla base del sistema capitalistico, spinge a considerare nuove strade in cui neppure gli utili saranno sufficienti se non si prendono in considerazione le variabili di sostenibilità nelle scelte strategiche; emerge quindi a gran voce l’esigenza di un bilanciamento tra gli interessi economici, ambientali e sociali.

FPP intende coltivare un dialogo con le università della Regione su questi temi e continuerà a sostenere borse di studio su tesi di laurea dedicate al tema dell’innovazione sociale.

Marta Ciganotto si è laureata con una tesi dal titolo “Sostenibilità e internazionalizzazione. Le esperienze di I.CO.P GROUP, MANNI GROUP e PMP INDUSTRIES GROUP”; ha lavorato sulla sostenibilità, innovazione ambientale e internazionalizzazione, analizzando il vantaggio competitivo dell’innovazione ambientale, nonché la creazione di nuovo valore sociale e culturale che l’azienda si porta dietro seguendo la visione strategica di imprenditori che guardano anche alle persone e all’ambiente. In che misura l’innovazione ambientale può aumentare la propensione delle imprese ad espandersi nei mercati esteri e in che misura l’internazionalizzazione può contribuire ad aumentare l’attitudine delle imprese ad investire in sostenibilità con una visione di medio-lungo periodo e quali sono i fattori chiave che giocano un ruolo fondamentale in questo senso: questo uno dei punti toccati nella tesi di Marta.

Elisa Cosattini nella sua tesi “Renewable biological resources and the conversion of waste streams into value added products: circular economy in the cosmetics industry”, ha trattato il tema della circolarità nel settore cosmetico focalizzando l’attenzione ai materiali utilizzati nel confezionamento al fine di mantenere inalterate l’efficacia della formulazione, l’assenza di contaminazione microbiologica o di elementi esterni come i raggi UV e l’ossigeno, e la capacità di soddisfare le richieste estetiche dei consumatori. Nella sua tesi Elisa ha analizzato un nuovo tipo di sviluppo economico che risponda alle sempre più pressanti richieste che il green movement invoca, in particolare sulla grande quantità di rifiuti costituite dal polimero delle plastiche monouso; l’argomento delle bioplastiche si configura come interessante stimolo che favorisce lo sviluppo di un mercato cosmetico parallelo a quello tradizionale e improntato alla produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici naturali accompagnato da una spinta verso materiali biodegradabili nel confezionamento dei cosmetici.

Abbiamo tutti consapevolezza dell’Agenda 2030 con i suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e i criteri ESG (environmental, social, governance), argomenti ormai diffusi e considerati in tutte le organizzazioni politiche, economiche e sociali, ma – riportando il ragionamento di Mario Calderini, professore del Politecnico di Milano – non dimentichiamo che tutti questi criteri rischiano di diventare vuote certificazioni che poco hanno a che fare con la trasformazione valoriale dell’economia se non ci si spinge su strade nuove ove le variabili di sostenibilità siano strettamente connesse con le scelte strategiche.

Scienza e territorio: Fondazione Pietro Pittini assieme all’Immaginario Scientifico di Trieste per avvicinare i giovani alle STEM

Promuovere l’importanza delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics) tra i più giovani facendogli comprendere la centralità che questi temi occupano nella risposta alle sfide del presente e del futuro. Questo è uno degli obiettivi che la Fondazione Pietro Pittini persegue attraverso la realizzazione di attività e programmi volti a favorire l’avvicinamento delle giovani generazioni alla scienza e all’innovazione in sinergia con gli istituti scolastici del territorio e tramite momenti di promozione e valorizzazione dei luoghi della scienza di cui la nostra Regione è ricca.

Proprio con l’obiettivo di stimolare ancora di più l’avvicinamento a queste tematiche, la Fondazione ha da poco messo a disposizione di tutti i giovani dai 6 ai 14 anni oltre che dei docenti del FVG una serie di biglietti omaggio per la visita al rinnovato museo dell’Immaginario Scientifico, situato presso gli spazi del Porto Vecchio a Trieste.

Gli ingressi saranno disponibili a partire dal 25 giugno 2021 e le prenotazioni andranno effettuate tramite contatto telefonico o collegandosi alla pagina dedicata dell’IS: https://www.immaginarioscientifico.it/2020/limmaginario-scientifico-di-trieste-orari-di-apertura.

La Fondazione
Da anni FPP promuove progetti volti all’avvicinamento dei più giovani alle scienze e all’innovazione, con la consapevolezza che le materie scientifiche sono un driver impareggiabile per il futuro lavorativo della persona e dunque per lo sviluppo della società moderna. Proprio per questo, la Fondazione sostiene attività e programmi nell’ambito scientifico tra le scuole del FVG, in modo da raggiungere anche i giovani più fragili per dare loro lo stimolo per l’avvicinamento delle materie scientifiche facendo leva su tutte le novità e gli stimoli.

Perché visitare il nuovo Immaginario Scientifico
In quella parte affascinante di Trieste che è il Porto Vecchio, all’interno degli spazi del Magazzino 26, hanno sede i nuovi laboratori dell’Immaginario Scientifico, il primo nucleo di museo scientifico e tecnologico interattivo in Italia. L’edificio imponente, a partire dal 2020, ha portato a nuova vita questo moderno laboratorio di sperimentazione, poiché raccoglie le nuove installazioni in saloni spaziosi e solenni, dal sapore antico e autenticamente solidi. È stato uno dei primi blocchi del Porto Vecchio della città ad essere ristrutturato, assieme alla centrale idrodinamica e – a seguire – al Trieste Convention Center, in un’area di rara bellezza poiché si affaccia sullo specchio di mare che tanta gloria e ricchezza portò alla città a partire dall’epoca Theresiana. Una sede così spettacolare per un “museo di nuova generazione” intriso di storia, trova oggi il giusto contrappeso con la modernità delle postazioni interattive, che permettono al visitatore di scoprire, interagire con gli oggetti e gli ambienti scientifici museali in cui  le interpretazioni scientifiche sono “a prova di mani curiose” di piccoli (e grandi) visitatori; questi possono così giocare e scoprire tutta la magia che si cela dietro i fenomeni naturali e le moderne tecnologie, in un percorso fatto di attività didattiche, video e presentazioni. L’obiettivo del percorso interattivo all’interno del museo è quello di sviluppare la curiosità, suscitare la voglia di sperimentare e avvicinare i più piccoli al meraviglioso mondo della scienza.

La collaborazione con l’Immaginario Scientifico
Il percorso di collaborazione con il Science Centre Immaginario Scientifico, iniziato da tempo ci ha visti coinvolti anche nell’installazione all’interno della nuova sede del museo di un totem interattivo: “Scopri le tue carte, fai un salto nel futuro” che consente ai più piccoli di inserire le loro abilità e scoprire il loro orientamento alle future professioni lavorative. L’apprendimento e l’innovazione vanno mano nella mano, collaborare con l’IS, attraverso il sostegno dell’ingresso gratuito al museo, significa per noi dare la possibilità alla comunità educativa – anche quella più fragile – di scoprire e riscoprire concetti scientifici in una veste pratica e “a portata di mano”. Incoraggiamo i giovani ad assumere un atteggiamento sperimentale, oltre che a ricorrere all’immaginazione e a fare nuovi collegamenti tra le idee per scoprire l’universo scientifico.

TUFFI NELLA SCIENZA

TITOLO DEL PROGETTO: TUFFI NELLA SCIENZA

PROGETTO DISEGNATO E GESTITO DA: FONDAZIONE PIETRO PITTINI

PARTNER DI PROGETTO: THE CODING BOX, KALEIDOSCIENZA, ICGEB, GAYA FIOR, IMMAGINARIO SCIENTIFICO, FABIO FONDA, AMICI DELL’OROLOGERIA PESARINA

DESCRIZIONE DEL PROGETTO:

TUFFI NELLA SCIENZA è il progetto estivo promosso dalla Fondazione Pietro Pittini, ideato per avvicinare i giovani dai 3 ai 18 anni e i docenti della Regione FVG al mondo delle discipline STEAM (Science, Technology, Engineering, Art & Mathematics).
Il programma – che avrà inizio il 2 luglio e si concluderà il 4 settembre 2021 – è strutturato in 25 attività laboratoriali e iniziative gratuite all’interno degli spazi dell’Urban Center di Trieste. Il set di laboratori proposti, tenuti da educatori specializzati, hanno in primis l’obiettivo di trasmettere la conoscenza delle materie scientifiche ai partecipanti, ma anche dare a loro la possibilità di mettere in atto le loro doti creative.

In coerenza con la propria mission, la Fondazione Pietro Pittini mira a perseguire il contrasto alla povertà educativa, rendendosi parte attiva nell’ambito formativo per tutti i bambini e ragazzi. Crediamo nell’importanza di trasmettere sin da subito, le conoscenze e le passioni per le materie scientifiche in modo da avvicinare la comunità educante alla grande sfida della società moderna, dominata da una rivoluzione tecnologica ove è cruciale il ruolo della ricerca e della scienza. Oltre ai giovani, il nostro obiettivo è anche quello di creare momenti di aggiornamento dedicati agli insegnanti e sull’importanza delle STEAM nei lavori del futuro, integrando l’offerta informativa scolastica.

Per consultare il programma e prenotare i laboratori visitate il sito dedicato al progetto: www.tuffinellascienza.it 

Parte la Newsletter della Fondazione Pietro Pittini

Ci siamo: ecco finalmente la nostra newsletter!

Prima di partire con questo nuovo strumento informativo abbiamo speso il nostro tempo a studiare, a comprendere il vasto mondo del “fare bene del bene” per gli altri. Abbiamo così scoperto un universo, che ci ha aperto a relazioni, amicizie e partnership; abbiamo speso questi 4 anni per raccogliere e interpretare le esperienze e cercare di calarle nella nostra mission, che perseguiamo con determinazione in ogni singola attività: aiutare i più fragili, e soprattutto i giovani per dare loro strumenti per la realizzazione del loro futuro. Cerchiamo di farlo nel rispetto della fascia di età e del luogo geografico. E ci mettiamo passione e determinazione, cogliendo tutte le evoluzioni concettuali e le dinamiche innovative presenti, anche fuori da nostri confini locali, per ricavarne soluzioni efficaci e calibrate sui nostri beneficiari.

Da oggi vi terremo aggiornati sui nostri passi con una newsletter che vi racconterà ciò che facciamo.

Siamo sempre felici di raccogliere spunti e suggerimenti da tutti… per non smettere mai di imparare!

 

 

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In URBAN CENTER a Trieste “TUFFI NELLA SCIENZA” – un progetto di Fondazione Pietro Pittini. In programma questa estate oltre 25 laboratori e iniziative gratuite rivolte ai giovani di tutte le età sui temi della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e dell’arte

Come si costruisce un microscopio partendo da un foglio di carta? Come si programma un piccolo robot lavorando su circuiti e strumenti di programmazione? Come si analizza il DNA di una foglia? Come si progetta una città intelligente? Come si invia un messaggio in codice usando la crittografia?

Questi sono solo alcuni dei temi che guideranno gli oltre 25 laboratori e iniziative gratuite che la Fondazione Pietro Pittini ha organizzato nell’ambito del progetto estivo “Tuffi nella scienza”.

Dal  2 luglio gli spazi dell’Urban Center di Corso Cavour 2/2 a Trieste ospiteranno più di 100 ore di contenuti laboratoriali interattivi rivolti ai giovani dai 3 ai 18 anni sui temi della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria ma anche dell’arte e della meccanica.  Tutti i dettagli su www.tuffinellascienza.it

Fondazione Pietro Pittini è stata chiamata per animare l’Urban Center di Trieste con progetti rivolti ai giovani e avvicinarli all’obiettivo scientifico e imprenditoriale cui è dedicato l’edificio. Fondazione Pietro Pittini non persegue solo il contrasto alla povertà educativa, a sostegno dei più fragili: vuole anche rendersi parte attiva nella costruzione di quelle conoscenze e competenze che serviranno ai giovani per il raggiungimento di un lavoro nel loro futuro. La possibilità di avere sul nostro territorio un ecosistema imprenditoriale e scientifico di tutto rispetto non può prescindere dal coinvolgimento delle giovani generazioni; è dunque importante permettere che anche i bambini possano comprendere, da subito, le potenzialità ed il fascino delle materie scientifiche e avvicinare piccoli alunni e grandi (la comunità educante) alle grande sfide della società moderna, dominata da una rivoluzione tecnologica ove è cruciale il ruolo della ricerca e della scienza.

“Il nostro giocattolo più grande è il cervello” è la frase attribuita a Charlie Chaplin e aiuta a comprendere bene quanto creatività e sollecitazioni possano far germogliare in noi vivacità di pensiero e intelligenza. Così anche i giochi scientifici quali gli esperimenti, la trasformazione fisica, le basi di programmazione come il coding – svolte in modalità di gruppo e laboratoriale – possono favorire situazioni di apprendimento, elevando le opportunità di far trovare agli alunni la creatività e far scoprire le loro proprie potenzialità. Nella didattica-gioco laboratoriale le pratiche del problem-solving e del cooperative learning promuovono un apprendimento significativo poiché gli alunni sono stimolati a porsi domande e a formulare ipotesi per la risoluzione dei problemi, a lavorare insieme per un obiettivo comune, imparando ad interagire.

Tuffi nella scienza, peraltro, interpreta appieno i nuovi canoni didattici e l’impegno del Governo che prevede il coding e, in generale, didattica digitale e programmazione informatica come leva per innovare il mondo dell’istruzione; si punta ad azioni concrete per far entrare il coding nei programmi della scuola dell’infanzia e di quella primaria entro il 2022.

Il programma prevede 2 giorni a settimana nei mesi di luglio e agosto in cui educatori specializzati guideranno giovani dai 3 ai 18 anni in laboratori declinati in maniera tematica su scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica (STEAM). Abbiamo coinvolto Silvia Faion e Barbara Razzini, di THE CODING BOX (TS) che avvicineranno bambini dai 3 ai 7 anni al coding in modalità unplugged (ossia senza uso diretto di computer). KALEIDOSCIENZA (UD) farà esplorare il mondo della scienza attraverso l’arte, sfruttando la creatività per osservare fenomeni chimici, biologici ed ecologici. Poi manipolando materiali naturali e di uso comune, farà  realizzare piccoli esperimenti, la costruzione di composizioni creative sfruttando principi presi in prestito dalla chimica, dalla biologia e della fisica. Il team di ICGEB – l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology di Trieste – invece,  attrezzerà uno spazio come mini laboratorio di biologia molecolare in cui i piccoli allievi potranno dimostrare, in poco tempo, esperimenti, per esempio, sul DNA, i moscerini della frutta o le cellule del cuore; ma anche costruire un microscopio di carta e dimostrare come un microscopio, realizzato semplicemente piegando un pezzo di carta, può essere dotato di tutti i tipi di microscopia avanzata e assolutamente funzionante. GAYA FIOR (TS) già esperta di STEM con stampa 3D, programmazione e Arduino, proporrà  esercizi e giochi di programmazione attraverso l’uso di cavi, batterie e interruttori fino al taglio laser. Il Laboratorio dell’Immaginario Scientifico (TS) si dedicherà ai ragazzi di oltre 14 anni e proporrà vari momenti di apprendimento relativi alla smart city con una scatola che rappresenterà un quartiere della città con dentro Arduino e vari LED e motori; oppure proporranno laboratori in cui si spiega l’atomo e le molecole, con esperimenti che dimostrano – ad esempio – come la posizione di certi atomi in una molecola influenza le proprietà del materiale che compongono. FABIO FONDA (TS), amante di attività di edutainment, cercherà di riprodurre alcune opere di famosi pittori e farà scoprire ai più piccoli l’“alfabeto” ossia il loro linguaggio artistico, oggi facilmente riproducibile da computer o tablet. Infine gli Amici dell’Orologeria Pesarina Giovanni Battista e Remigio Solari (di Pesariis UD) arrivano da questo pesino della Carnia, dove nel 1936 un geniale inventore ha progettato il primo orologio a scacchiera con lettura sul quadrante con palette, invenzione da cui nacque poi l’orologio a Cifra 3 che ha reso tanto famosa nel mondo la Solari; i ragazzi impareranno le nozioni base del tempo e apprenderanno le nozioni di micromeccanica per la realizzazione delle palette a rullo.

I laboratori si svolgeranno nel nuovo Urban Center in Corso Cavour 2/2, a Trieste, un edificio suddiviso in 3 piani e sito in centro città, a Trieste, collocato all’ingresso di Porto Vecchio e quindi al centro di spazi oggetto di rigenerazione urbana; vi trovano sede un FabLab dimostrativo, uno spazio per i cittadini e gli enti scientifici locali – quale luogo di incontro, scambio, confronto – e uno spazio per ospitare start-up del mondo delle life-science.  In un ambiente accogliente, e allestito secondo i più moderni canoni di arredo, FPP offrirà Tuffi nella Scienza, un programma laboratoriale scandito in vari incontri settimanali e dedicati a bambini e ai ragazzi, con contenuti mirati in base alla fascia di età 4 -18 anni.

La gestione di Urban Center è stata aggiudicata dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito da: Bio4Dreams di Milano, capofila del raggruppamento, le società RnBGate e Biovalley Investments, entrambe di Trieste, e dal Polo Tecnologico di Pordenone.

Si tratta di un  Urban Center delle imprese  innovativo, primariamente dedicato ai settori BioHighTech (inteso quale biotecnologico, biomedicale e bioinformatico coerentemente con l’area “Smart Health” della Strategia di Specializzazione Intelligente – S3 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia) e HighTech, che non si configura solo come uno spazio di incubazione di imprese, ma come luogo di partecipazione e incontro attraverso la messa a disposizione e la fruizione di spazi “aperti” che stimolino la conoscenza, il dialogo, lo scambio e la contaminazione dei saperi. Un luogo nel quale la commistione dei diversi soggetti, imprese e persone fisiche, e l’intersezione con il mondo della ricerca e dell’arte e della cultura favoriscano e stimolino le possibilità di incontro e lo scambio di conoscenze, opportunità e know-how in maniera innovativa e diretta.

È importante aprire Urban Center anche alle fasce più giovani per iniziare quella contaminazione tra imprenditorialità, scienza e comunità che tanto è vitale per disseminare la ricerca e far conoscere al contempo le ricchezze del tessuto imprenditoriale regionale. Oltre ai giovani, il nostro obiettivo è anche quello di creare momenti di aggiornamento dedicati agli insegnanti e creare consapevolezza sull’importanza delle STEAM nei lavori del futuro, integrando l’offerta informativa scolastica.

La nostra Fondazione non è nuova ai percorsi laboratoriali legati alle STEAM e dedicati ai più piccoli; in coerenza con la propria mission e le proprie linee guida – istruzione di qualità, e innovazione – opera da anni guardando agli SDG’s con l’obiettivo fornire una buona formazione di qualità per tutti e avvicinare bambini e ragazzi alla scienza e all’innovazione. È indubbio che le tecnologie giocheranno un ruolo cruciale soprattutto nei processi educativi e la Fondazione vuole iniziare proprio dai più giovani per far comprendere ed apprezzare i rudimenti della scienza e della tecnologia. Il dialogo con un territorio ad alta intensità scientifica deve partire dai più piccoli con la consapevolezza che le materie scientifiche sono un driver impareggiabile per il futuro lavorativo della persona e dunque per lo sviluppo della società moderna.