TRACCE DI FUTURO

Ricerca promossa da Fondazione Pietro Pittini in collaborazione con ARDiSS FVG, per indagare i bisogni e i desideri dei giovani e delle giovani beneficiari dei servizi allo studio. Le domande di ricerca sono frutto di un percorso di co-design con il Comitato degli studenti di ARDiSS, che ha partecipato generosamente contribuendo con suggerimenti e riflessioni.

Cosa pensano i nostri giovani studenti universitari del loro futuro, come vivono la mancanza di socialità e che aspettative di lavoro e di vita hanno, nel mezzo di questa pandemia che ci ha travolto? E’ appena partita l’indagine promossa da Fondazione Pietro Pittini e Ardiss tra gli studenti beneficiari dei servizi dell’Agenzia regionale per il diritto allo studio superiore che intende sondare 3 ambiti: “il percorso universitario” – la scelta accademica, la condizione abitativa, le esperienze trasformative -, “il lavoro” – le aspettative e gli immaginari riguardanti la propria professionalità al termine del percorso universitario – , “la vita” – le paure, il benessere personale e sociale, la felicità.

Sembra superfluo, a prima vista, un sondaggio su tali temi visto che la percezione generale sul futuro potrebbe portare ad una risposta ovvia e a tratti negativa, intuibile non solo per i giovani, ma generalizzata per tutte le fasce di età: tutti noi siamo travolti da una crisi economica, psicologica ed emotiva con innegabili riflessi sulle aspettative per il nostro prossimo futuro. Infatti, se i nostri nonni hanno vissuto la devastazione della guerra e successivamente la ricostruzione post-bellica, la pandemia ora, con la stessa gravità ma con diffusione globale – e peraltro non ancora terminata – ci lascia uno scenario da ricostruire, ma ancora permeato di smarrimento e incertezza. Viviamo in un clima di sospensione che rende difficili le scelte sul futuro e che insieme al distanziamento, e spesso alla povertà materiale, incorpora il rischio di esacerbare le disuguaglianze sociali. E qual è lo stato d’animo di coloro che nel giro di pochi anni usciranno dalle nostre università, che ne è dei loro sogni, quali le loro aspettative sul lavoro, la famiglia?

Grazie a numerosi studi, perlopiù delle primarie società di consulenza mondiali, sappiamo tanto di loro che, nella fascia di età tra i 5 ed i 25 anni sono chiamati Generazione Z: rappresentano la fetta maggiore della popolazione mondiale (2,5 mld su 7 totali), ma presenti solo per il 22% in Europa. Sono nativi digitali – non hanno mai conosciuto un mondo senza google – hanno una soglia di attenzione media di 8 secondi, ma hanno anche un forte spirito solidale, sono convinti attivisti contro il cambiamento climatico, si sentono una forte responsabilità per migliorare il mondo. Sono una generazione di solitari che preferisce conoscersi e incontrarsi on line, ossia nel loro dominio naturale e infatti non resistono per più di 4 ore senza una connessione. Questi rapporti sulla generazione Z cercano di dare un quadro sugli uomini e le donne del futuro, di intercettare le loro attitudini, le preferenze lavorative e di consumo. In Italia l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo ha pubblicato di recente un report sui Giovani e Impatto Covid calata nel nostro Paese: ci restituisce una fotografia di giovani che percepisce i progetti di vita come molto a rischio, con maggiore difficoltà rilevata dalle donne. Drammatico il confronto con altri Paesi europei visto che i giovani italiani sono coloro che più di tutti gli altri coetanei europei hanno abbandonato – e non semplicemente posticipato – i propri disegni di vita, soprattutto nel breve termine per quanto riguarda l’intenzione di andare a convivere, sposarsi e avere figli. Una restituzione di un sentimento di pessimismo che fa risaltare la grande vulnerabilità economica anche di questa classe di età.

La nostra indagine sarà un importante tassello di conoscenza a livello locale: andrà a coprire la fascia di coloro che studiano nelle Università di Udine e Trieste e negli altri Istituti coperti dai servizi di Ardiss. E’ finalizzata a portare a emersione esperienze, paure e aspettative sul futuro da parte degli oltre 5.690 beneficiari dei servizi, così da definire successivamente nuovi strumenti e modalità di supporto, per gli studenti attuali e per quelli che verranno nei prossimi anni, basati su bisogni reali. Raccoglierà il gradimento dei servizi del diritto allo studio e soprattutto il sentiment di questi ragazzi. Informazioni utili e necessarie per immaginare futuri percorsi progettuali di accompagnamento allo studio ed allo sbocco lavorativo.

IL RUOLO DEL III SETTORE NELL’EMERGENZA COVID, una fotografia della situazione in Italia e in FVG

Webinar 21 dicembre 2020 ore 17.30-19.00

Fondazione Pietro Pittini promuove questo webinar per esporre i risultati della survey: come le organizzazioni del terso settore del FVG stanno reagendo alla crisi legata al COVID-19 e quali bisogni hanno manifestato? E quanto le istituzioni filantropiche, le imprese e i singoli individui stanno facendo per sostenere l’operato del III settore e di chi è in prima linea nel contrasto all’emergenza? Ne parliamo con Italia No profit e con l’Assessore alle Finanze del FVG Barbara Zilli.

E’ risaputo che la pandemia rischia concretamente di esacerbare le disuguaglianze presenti sul territorio nazionale. Le fasce più vulnerabili saranno influenzate anche dalla crisi che riguarda il Terzo Settore attore essenziale nel sostegno della popolazione più in difficoltà. Tale settore vive di volontariato, convenzioni pubbliche (sempre più marginali a causa dei tagli degli ultimi anni) e donazioni, che durante l’emergenza COVID-19 si sono concentrate soprattutto sulle carenze del nostro sistema sanitario. Mentre le donazioni verso il sistema sanitario sono incrementate, quelle per le altre realtà non profit hanno subito una riduzione drammatica che ha determinato la chiusura di circa il 10% delle associazioni (G. Guzzetti). A causa di simili impatti sul Terzo Settore, le fasce più vulnerabili della popolazione saranno sempre più in difficoltà, private di un ulteriore elemento di sostegno in un momento di tale emergenza. Marina Pittini: “Durante la prima ondata di Emergenza Sanitaria da Covid-19, numerosi sono stati i segnali di disagio che anche a noi sono giunti dai giovani, dalle comunità educanti, dai partner con cui dialoghiamo. Nelle piccole comunità è stata pulsante la sensazione di un disagio forte, nascosto ma profondo. Un disagio che ha coinvolto tutti noi e che ancora più invasivo è stato per le categorie esposte come famiglie e anziani, bloccati nei contatti e nello scambio di relazioni. Le relazioni di aiuto, di affetto, di svago, di supporto sono quelle che rendono le nostre società forti e solidali e la cui mancanza fa rilevare una crescente povertà: non solo quella economica, alimentare, digitale o educativa, ma anche quella relazionale, emotiva e culturale provocata dall’isolamento forzato.

Ci troviamo così in questo momento storico a dover fronteggiare pesanti ricadute negative nel sistema economico nel suo complesso. E anche nei sistemi di welfare che si trovano a dover fronteggiare da un lato una riduzione delle risorse a disposizione, e dall’altro un aumento dei bisogni vecchi e nuovi a cui dover rispondere con strumenti e modalità inedite. In uno scenario in cui il rischio di un aumento dell’esclusione sociale e delle disuguaglianze è forte, dobbiamo tenere a mente il ruolo fondamentale che il Terzo Settore può giocare come collante del nostro tessuto sociale, in linea col principio di sussidiarietà previsto dalla nostra Costituzione.

È così che lo scorso maggio, con il supporto di Italia Non Profit, abbiamo cercato di tendere una mano a tutti gli enti che – come noi – sono attivi soprattutto per quelle categorie che maggiormente subiscono gli effetti di questo periodo. Abbiamo voluto lanciare un’indagine per mappare e approfondire i bisogni delle organizzazioni della Regione Friuli Venezia Giulia; si è trattato di un lavoro esteso che ci ha consentito di entrare in contatto con oltre 700 realtà sparse in tutto il territorio. Da questa mappatura è emerso sia un bisogno di risorse economiche, ma anche di maggiori spazi, dispositivi, licenze e formazione. E forse tra tutti il bisogno che è stato espresso in maniera più decisa è proprio quello relativo alla formazione, a conferma che la cura (acquisizione di nuove competenze) è oggi più efficace della terapia.

Sulla base di queste risposte e grazie ad una successiva fase di approfondimento abbiamo da poco lanciato un programma formativo gratuito rivolto agli enti non profit del FVG sui temi della raccolta fondi e che in seguito affronterà anche altri temi; l’obiettivo è di dare un contributo nell’elevare la preparazione in vista di una ripartenza che si preannuncia carica di difficoltà ma anche di nuova innovazione sociale da portare sui territori. Oggi più che mai la ricostruzione del domani passa quindi attraverso l’ascolto attivo ed il sostegno di questo variegato mondo: rendiamolo motore di vero sviluppo.”

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