Filantropia: scenari presenti e futuri

Presentazione del libro “Filantropia” a cura di Paola Pierri

con Marina Pittini, Paola Pierri e Emma Ursich

Lo scorso 13 dicembre a Trieste, allo storico caffè San Marco, si è tenuta la presentazione del libro “Filantropia” a cura di Paola Pierri.  La serata è stata l’occasione per approfondire il tema della filantropia nelle molte sfaccettature e diversità geografiche, culturali e storiche delineandone, al contempo, scenari attuali e prospettive future di crescita in italia e nel resto del globo.

Il volume contiene una analisi puntuale sulla filantropia nel panorama italiano fatta di tanti esempi sia storici che attuali di uomini e imprenditori mossi dalla volontà di sostenere gli altri. Paola Pierri, economista di alto profilo con vasta esperienza nel mondo bancario e tuttora impegnata sia nel mondo profit che in quello non profit, grazie alla sua attività di phylanthropy advisor si è confrontata così in un dialogo aperto insieme a Emma Ursich, Segretario generale di The Human Safety Net di Fondazione Generali, gruppo assicurativo che ha segnato lo sviluppo storico, economico ed identitario della città di Trieste.

E di storico c’è molto nella figura del moderno filantropo che trae le sue origini nelle radici cattoliche del nostro Paese; Paola Pierri ha citato volutamente le grandezze dei mecenati che nel Rinascimento italiano   tanta parte hanno avuto nella creazione della bellezza delle nostre città, mettendo le proprie ricchezze al servizio di artisti per sviluppare i propri talenti e onorare così la grandezza dei loro finanziatori. In Italia queste figure hanno un’anima riservata, schiva, discreta nel loro modo di agire ad esempio per il sostegno dei propri dipendenti – come Marzotto, Zegna –  e  si distinguono profondamente dai contesti di stampo anglosassone (Rockerfeller, Carnegie, e oggi Gates, Zuckerberg o Buffet per citare i più famosi) ove vige maggiormente l’idea e la cultura della comunicazione dei propri gesti di generosità. Questa impostazione differente porta anche a una struttura erogativa assai diversa: in Italia manca una dimensione di grandi numeri quali quelli delle donazioni americane e se loro hanno un livello di strutturazione e di professionalità molto elevato lo si deve a una differente impostazione socio economica che si esprime con una manifesta trasparenza e con sottostanti ragioni di carattere fiscale e di welfare. E’ chiaro che nel nostro Paese godiamo di una copertura sanitaria che non esiste negli Stati Uniti e che porta quindi a rivalutare anche i relativi benefici sociali per noi, senza contare lo storico vantaggio fiscale che là hanno tutti coloro che devolvono denari alle cause sociali o filantropiche.

Una professionalità nel comparto del terzo settore talvolta latitante da noi dove – citando la Pierri – troppo spesso gli operatori si formano sul campo senza un vero accompagnamento teorico; nelle università italiane mancano infatti ancora percorsi specializzanti sui temi della filantropia nonostante la crescente attenzione e vivacità che il settore sta manifestando nel nostro Paese.

Emma Ursich ha raccontato brevemente l’azione di Fondazione Generali nel mondo. Emma, Segretario Generale dal 2016, ha un profilo professionale di alto livello, con laurea in cinese ad Oxford ed esperienze passate in diverse multinazionali sui temi della reputazione; all’interno del Gruppo Generali si è occupata di corporate identity, contribuendo a sviluppare un nuovo modello di ingaggio nelle comunità per il Gruppo Generali basato sulla filantropia strategica. Con The Human Safety Net opera con programmi a finalità sociale in diversi Paesi e nel raccontare i diversi filoni di intervento cita ad esempio il progetto a favore dei bambini di 0 – 6 anni per le famiglie svantaggiate, in quella fascia di età determinante per i risultati che un bambino avrà a scuola, la sua salute e la sua futura carriera. Questo programma – in collaborazione con Albero della Vita, Mission bambini e Centro per la Salute dei Bambini – mira a liberare il potenziale dei genitori svantaggiati, coinvolti nel programma, per consentire loro di offrire ai propri figli le stesse opportunità riservate ai loro coetanei.  La scelta dei partner nei paesi in cui The Human Safety Net opera viene svolta seguendo veri e propri processi di due diligence, nonché monitoraggi, valutazioni di impatto finali e rispetto di specifici KPI per il soddisfacimento dei risultati attesi dal progetto ultimato.

E la Corporate Social Responsability? E’ parte integrante della strategia di Fondazione Generali, grande esempio italiano di coerenza tra core business del gruppo assicurativo e azione di Human Safety Net, con un continuo scambio di azione, di utilizzo delle sedi operative per i programmi, dell’azione del volontariato aziendale e, in definitiva, di interazione tra gli obiettivi geografici e strategici in affiancamento con le azioni dell’attività non profit.

Ma come sarà il filantropo del futuro? Su questo punto la Pierri, dall’alto della sua grande conoscenza del mondo della filantropia italiana, non ha dubbi e sollecita una evoluzione ove chi dona lo faccia in modo da guidare il beneficiario verso una sostenibilità, verso una capacità di proseguire nella direzione di un autosostentamento, una capacità di emancipazione ed indipendenza. Il filantropo del futuro non si potrà più formare solo sul campo, ma dovrà essere più preparato e, aggiungendo le osservazioni di Emma Ursich, tendere verso una evoluzione professionale di tutti gli operatori del settore.

La parte più godibile del libro di Paola Pierri sono forse i 5 racconti di esempi straordinari che sono riportati alla fine: Fondazione Paideia, della famiglia torinese Giubergia che oggi è un importante centro di sostegno per il disagio infantile, in particolare per i bambini con disabilità e per le loro famiglie; Fondazione Ambrosoli nata dalla figura di Giuseppe Ambrosoli che da appassionato di apicultura diventa poi sacerdote e medico specializzato in malattie tropicali per perseguire il suo sogno di aiutare i poveri malati d’Africa; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, una pionieristica iniziativa di promozione artistica che ha come punto focale la ricerca e la produzione dell’arte e della cultura contemporanea, in stretto contatto con gli artisti ed il pubblico; infine Foqus nei quartieri Spagnoli di Napoli e Casa Verdi. Tra tutti questi racconti accattivanti che narrano le imprese di uomini e donne ammirevoli che hanno sostenuto la propria causa filantropica in modo diverso, la Pierri durante la serata si è soffermata sugli ultimi due. Ha rivelato la figura di Giuseppe Verdi, questo straordinario Maestro che oltre al noto talento aveva un impulso fortissimo ad aiutare i più deboli delle sue terre: egli ha costruito un ospedale, quello di Villanova d’Arda, per sostenere  la sua gente emiliana, poi ha fondato un asilo infantile a Cortemaggiore e infine la Casa in Piazza Buonarroti a  Milano sorta per “accogliere i vecchi artisti non favoriti dalla fortuna”, in un’epoca in cui non esistevano pensioni. Ancora oggi quella casa milanese per musicisti in pensione ospita anziani musicisti e tutti i giorni si anima con un concerto alle 5 pomeridiane; oggi è frequentata anche da giovani studenti di musica pur con l’obbligo di fare almeno un pasto con gli anziani. Tutto questo porta a rivelare del Maestro Verdi una parte di sé oltremodo attenta alla dignità dell’uomo, con grande coscienza sociale e politica e capace di una potente azione umanitaria. Aveva un atteggiamento riservato e poco incline all’esibire e anche una meticolosa cura dei dettagli, sia di quelli economici e amministrativi (dalla compilazione dello Statuto, alla scelta dell’architetto, alla sostenibilità futura) come pure di quelli volti della al decoro e al benessere dei suoi beneficiari.

L’ultima scoperta che la curatrice di Filantropia ci ha rivelato è stata quella della Fondazione Foqus, una storia di rigenerazione urbana realizzata nei quartieri spagnoli di Napoli, uno dei luoghi più difficili e fragili sul territorio italiano dove la fondatrice Rachele Furfaro e poi il Direttore Renato Quaglia hanno saputo costruire un luogo di incontri e di rinascita di una comunità. Un esempio di generosità e altruismo supportati dai migliori principi di impresa e da competenze professionali. Nel 2013 hanno ristrutturato un vecchio convento nei quartieri Spagnoli e lo hanno fatto diventare luogo di ibridazione di corpi sociali, facendo convivere società, cooperative, attività di formazione e di servizi educativi, in sostanza un grande e virtuoso esempio di innovazione sociale.

Un libro ricco di spunti, di storia e di storie, di annotazioni tecniche e fiscali per tendere a una maggiore professionalità nel mondo ampio e affascinante della filantropia. Un settore che sta rapidamente crescendo anche nel nostro Paese: il numero degli enti del terzo settore è salito del 45% dal 2001 con 342.432 enti presenti in Italia, da cui si registra un totale di erogazioni pari a oltre 9 mld di €, secondo i dati ISTAT e European Foundation Centre, e dove il valore delle donazioni individuali ha raggiunto già nel 2015 oltre 7 mld di USD.

Personalmente auspico che questo vasto mondo della filantropia evolva davvero verso una maggiore professionalità, in grado di erogare risorse e soprattutto progettualità e diventi capace così di appropriarsi di competenze utili per far nascere iniziative sociali. Un importante ruolo di cerniera tra flussi privati, pubblici e imprenditoriali in una rete sinergica che funga da attivatore a sostegno di luoghi e persone dei nostri territori.

Marina Pittini

ESOF 2020, la più grande manifestazione europea dedicata ai temi della scienza e dello sviluppo

Trieste si prepara ad ospitare ESOF 2020, la più grande manifestazione europea dedicata ai temi della scienza e dello sviluppo. Il prossimo luglio la città sarà invasa da oltre 4000 scienziati, ricercatori e addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo.

Obiettivo?

Esplorare la scienza ma anche le sue interconnessioni con la storia, l’economia, l’impresa e la società civile.

Fondazione Pietro Pittini, da sempre attenta ai temi dell’innovazione e della scienza quale volano di crescita e sviluppo socio-economico, ha deciso di prendere parte attiva a questa sfida.

Il progetto Science Greeters, realizzato in collaborazione con ESOF, ha l’obiettivo di accompagnare visitatori, cittadini, scienziati attraverso i luoghi che hanno segnato lo sviluppo della città.

Sei uno studente universitario appassionato di scienza e innovazione? Vuoi approfondire le tematiche legate alla promozione e gestione del turismo? Sei interessato a conoscere meglio la storia della città e a raccontarla ad altri? Partecipa alla selezione per questa esperienza che ti varrà il riconoscimento di crediti formativi oltre che ad un premio finale in denaro.

PARTECIPA AL PERCORSO FORMATIVO GRATUITO E FAI SCOPRIRE LA TRIESTE NON CONVENZIONALE

Gli itinerari, pensati e realizzati assieme ad un pool di esperti di svariate discipline, condurranno infatti i visitatori alla scoperta di luoghi unici, spesso collocati al di fuori dei percorsi tradizionali per far conoscere quel sistema di istituzioni e luoghi che ha reso Trieste uno dei poli scientifici più prestigiosi a livello internazionale. NON SI PARLERA’ SOLO DI FISICA, ASTRONOMIA E GEOLOGIA: gli itinerari sono volutamente concepiti con l’idea di mischiare la dimensione scientifica con quella storico/economica e culturale.

Compila il form sul sito della Fondazione. I selezionati verranno invitati per un colloquio conoscitivo in cui verranno approfonditi meglio tutti i dettagli del progetto e del percorso di formazione. Gli studenti selezionati parteciperanno ad una formazione gratuita e saranno pronti per fare da guide come Science Greeters a ESOF 2020, con l’ottenimento di un premio finale in denaro.

Compila il modulo seguente:

PROGETTO CONCLUSO

Sperimentare il futuro, le novità della terza edizione!

Siamo ormai giunti alla terza edizione del progetto di divulgazione scientifica ‘Sperimentare Il Futuro – Industria 4.0’ sui temi dell’innovazione e industria 4.0, promosso dalla Fondazione Pietro Pittini e realizzato in collaborazione con l’Immaginario Scientifico.

Le scuole che saranno coinvolte durante questo anno scolastico sono aumentate: insieme all’Istituto Bergamas e all’Istituto Caprin di Trieste, al Randaccio di Monfalcone, alle Marconi, Bellavitis e Tiepolo di Udine, si sono aggiunti l’Istituto Perco di Gorizia e la scuola secondaria di primo grado di Tolmezzo. Il progetto verrà dunque proposto a 2600 studenti durante questa edizione, pari all’8.42% del totale degli iscritti a scuole secondarie di primo grado in Friuli Venezia Giulia.

Questo anno scolastico, per altro, abbiamo ampliato il format, proponendo agli studenti anche un percorso di introduzione al coding e ai rudimenti di Scratch: i ragazzi che ad oggi lo hanno sperimentato ci sono parsi entusiasti!

Come saprete, alla fine del percorso chiediamo ai ragazzi di presentarci un elaborato sull’esperienza vissuta durante i laboratori e delle riflessioni che l’hanno accompagnata. Siamo solo all’inizio dell’esperienza, ma alcuni studenti hanno già saputo sorprendere il team della Fondazione Pietro Pittini ed i testimonial del mondo dell’innovazione nell’impresa che invitiamo a partecipare alle sessioni finali: gli studenti sono infatti diventati attori, programmatori di quiz interattivi, giornalisti e presentatori!

‘Abbiate voglia di fare, fissatevi degli obiettivi e credete nei vostri sogni’ l’auspicio dei testimonials agli studenti, auspicio a cui certamente e convintamente la Fondazione Pietro Pittini si unisce.

Filantropia e dono, scenari attuali e futuri. Il 13 dicembre presso il Caffè San Marco presentazione del libro “Filantropia” con la curatrice del volume Paola Pierri

Domani, venerdì 13 dicembre alle ore 18.00 presso il Caffè San Marco di Trieste si terrà la presentazione del libro “Filantropia” a cura di Paola Pierri. L’evento organizzato dalla Fondazione Pietro Pittini ha l’obiettivo di approfondire, anche attraverso il ricorso al sapiente lavoro di analisi e mappatura contenuto nel volume, gli scenari attuali e futuri della filantropia nel nostro Paese, intersecandoli con le principali tendenze in atto al di fuori dei confini nazionali. Il momento di discussione – moderato dalla Presidente della Fondazione Pietro Pittini, Marina Pittini – vedrà la partecipazione, oltre che della curatrice, di Emma Ursich, Segretario Generale di The Human Safety Net Foundation del Gruppo Generali. “Sempre di più, a fronte dell’indebolimento dei sistemi di welfare e delle dinamiche socio-demografiche in atto nelle economie dei paesi avanzati, la filantropia, nella sua più moderna accezione, si sta rilevando un mezzo fondamentale per rispondere alle sfide del presente e del futuro” dichiara Marina Pittini, che prosegue “abbiamo scelto di organizzare questo momento assieme a Paola Pierri ed Emma Ursich per portare, anche sul nostro territorio, la discussione su temi di importanza rilevante e che spesso invece sono circoscritti ai soli addetti ai lavori.

La filantropia sta conoscendo nel nostro Paese una nuova fase trasformativa – testimoniata anche dai recenti provvedimenti normativi adottati – e l’incontro in oggetto ha l’obiettivo di promuovere l’evoluzione che il settore sta manifestando, ove ai più tradizionali gesti di generosità ed altruismo, sono sempre più associate pratiche orientate alla ricerca dell’impatto, ad una più puntuale rendicontazione e trasparenza nella comunicazione dei risultati a tutti gli stakeholders.

Per informazioni e registrazioni all’evento: info@fondazionepittini.it

Teen to Teen

‘Teen to Teen’ è un progetto per la comunicazione del patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia: attraverso la produzione di contenuti multimediali realizzati dagli studenti.

Le Mani nella Scienza

La mostra GEI è una mostra da fare e non solo da guardare, fondata da Marisa Michelini in collaborazione con l’Associazione per l’Insegnamento della Fisica (AIF) con 60 esperimenti nel 1994.

IO Tifo Positivo

Le attività svolte nei contesti sportivi e nelle scuole sono tutte finalizzate alla prevenzione di qualsiasi forma di violenza verbale e fisica e alla diffusione di una diversa cultura del tifo.

Alla ricerca di nuovi modelli di crescita

Anche quest’anno il Philanthropy Day organizzato da Fondazione Lang è stato l’occasione per parlare delle nuove frontiere (e sfide) che il Terzo settore e l’universo della filantropia si trovano ad affrontare in questi tempi segnati da cambiamenti epocali. Nel corso della stimolante giornata si sono susseguite riflessioni e testimonianze sulla misurazione d’impatto, sulle caratteristiche della generazione Z, sulla finanza d’impatto e su tante iniziative virtuose quali quella della Fondazione Cottino a Torino. Tanti gli spunti da portare a casa e fare propri, anche sul come le fondazioni e le organizzazioni del terzo settore si stanno muovendo in ordinamenti legislativi diversi (penso alla Svizzera e al suo florido ecosistema filantropico, all’esempio statunitense di Miranda Kaiser – della famiglia Rockefeller – oppure alla testimonianza di Daniel Novack sulle vaste attività intraprese dal Nobel Muhammad Yunus sui temi dell’imprenditoria sociale nel Sud del mondo).

Uno dei temi che però più di ogni altro mi fa riflettere, e che sempre più anima il dibattito odierno, è quello relativo alla ricerca di un nuovo paradigma di crescita e sviluppo nell’economia: il capitalismo è messo al muro e sono tanti gli studiosi, sociologi e pensatori che si interrogano sui paradigmi di produzione (e distribuzione) della ricchezza generata. Infatti, molti operatori del mondo non profit – e spesso anche di quello profit – sono estremamente critici sul modo di fare economia (business) che si è visto fino ad oggi, e incriminano il capitalismo vecchia maniera per la vertiginosa crescita delle disuguaglianze sociali e le pressanti questioni ecologico-ambientali che il nostro pianeta sta vivendo. Guardando attentamente le analisi sui millennials e sulla generazione Z (senza contare le forti dichiarazioni di Greta Thunberg) la critica appare ancora più accesa, e se da un lato emerge come le nuove generazioni non siano più disposte a venire a compromessi sui temi della sostenibilità e della responsabilità sociale dall’altro si fa sempre più forte il bisogno di un cambio di prospettiva. Non a caso concetti come quello di Economia Civile, nato a fine 700 con Antonio Genovesi,  stanno tornando alla ribalta perché pensano all’attività produttiva quale ricerca del bene comune (frutto di una triangolazione tra Stato, mercato e corpi intermedi) più che al benessere individuale. Forse sono proprio la responsabilità civile e la cura del bene comune (i commons del premio nobel Ostrom) che mancano e che possono combattere l’indifferenza. Eppure, provenendo dalla c.d. old economy e avendo toccato con mano la valenza positiva della logica dell’impresa che tende all’utile per la soddisfazione di tutti gli stakeholder, che paga le tasse e remunera i fattori produttivi, mi soffermo e mi domando quanto siano vere le obiezioni su un sano capitalismo, avendone colto la sua grande forza generativa per la ricchezza di un territorio. La risposta è che forse qualcosa è cambiato nella nostra società rispetto ai tempi di Friedman, colui che riteneva che “la responsabilità sociale delle imprese fosse quella di aumentare i propri profitti” e che quando queste si dedicano alla responsabilità sociale andando contro l’obiettivo di creare ricchezza per azionisti rischiano di snaturarsi, indebolendo l’efficienza e danneggiando così dipendenti e consumatori.

Purtroppo esiste una parte di capitalismo aggressivo e spregiudicato che punta all’arricchimento anche a scapito di molti, che non paga le imposte e che attua schemi evoluti di evasione fiscale a danno delle casse dello Stato e dunque della collettività, che per non intaccare i margini di profitto attua politiche dannose all’ambiente, o che utilizza i fornitori come leva finanziaria, insomma un capitalismo clientelare che non fa certo bene all’economia. (Come pure esistono debolezze nel non profit con casi di organizzazioni poco trasparenti e dove spesso mancano ancora competenze gestionali e di programmazione necessarie per massimizzare  l’impatto e la portata delle azioni messe in campo).

Tutti abbiamo vissuto i danni di questa finanza speculativa: il crack Lehman ha aperto il vaso di Pandora causando una delle più grandi crisi di questo millennio. Gli effetti sono stati (e tutt’oggi ne portiamo ancora i segni) sotto gli occhi di tutti sia in termini di aumento dei tassi di disoccupazione (quella giovanile in primis) che di distruzione del risparmio e dell’accesso al credito per le imprese e i privati. La grande recessione ha fatto dunque emergere la sfrontatezza di scelte finanziarie azzardate e prive di un significato economico puro e semplice: la finanza è uno strumento, non un fine, serve per remunerare gli scambi fra operatori, alimentare circoli virtuosi di una economia che dovrebbe essere basata sulla salvaguardia di operazioni di scambio di beni e servizi beni seguendo le regole del mercato e preservando la possibilità di generare ricavi e poi utili in una sana competizione di mercato.

I due economisti Acemoglu e Robinson in un famoso paper del 2012 hanno evidenziato che esistono istituzioni economiche estrattive e inclusive. Le prime favoriscono la trasformazione del valore aggiunto creato dall’attività produttiva in rendita parassitaria o spingono l’allocazione delle risorse verso impieghi improduttivi. Le seconde tendono a facilitare l’inclusione nel processo produttivo di tutte le risorse, soprattutto di lavoro, assicurando il rispetto dei diritti umani e la riduzione delle disuguaglianze. Quella che stiamo vivendo è una stagione che si caratterizza per il rifiuto di un modello basato sullo sfruttamento in favore di un modello centrato sulla valorizzazione di tutte le tipologie di capitale, a cominciare da quello umano. Perché il “come” si genera profitto è altrettanto importante del “quanto” se ne produce.

Un certo cambio di mentalità lo si è avvertito quando i grandi CEO di Roundtable riunitisi il 19 agosto scorso, hanno decretato che la creazione di valore per gli azionisti non deve essere più l’unico fine delle aziende: le imprese devono investire nei loro dipendenti, proteggere l’ambiente, comportarsi eticamente con tutti gli stakeholder. Insomma proprio i capi della grandi corporates mondiali dichiarano che gli interessi degli azionisti non sono l’unico obiettivo che un’azienda privata deve perseguire.

Questa segue un’altra clamorosa dichiarazione, quella di Larry Fink che nella lettera annuale agli amministratori delegati avverte che “senza una motivazione alta che guarda anche all’ impatto sociale e ambientale, nessuna azienda può prosperare perché rischia di entrare in conflitto con i principali portatori di interesse”.

Come dice Mario Calderini (Tiresia, PoliMi), grande predicatore dei fini impact nell’economia, non ha importanza se queste dichiarazioni siano o no realmente metabolizzate dai rispettivi Jamie Dimon di JPMorgan o Larry Fink di Blackrock o se siano solo dichiarazioni di marketing: esse sono realmente grandiose e sconvolgenti per la loro portata. Stanno a significare che qualcosa sta veramente avvenendo. La flessione nella crescita del PIL nelle economie avanzate si traduce in una conseguente riduzione della spesa destinata al welfare e nel rischio di esacerbare e acuire le disuguaglianze e il disagio sociale. Alla luce di ciò serve davvero una nuova formula di economia trasformativa che prevenga i conflitti sociali e guardi ai problemi della comunità in tutte le sue debolezze (disuguaglianze, periferie e rigenerazione urbana, anziani, salute) sperimentando nuove sinergie tra pubblico, privato e non profit e utilizzando i nuovi strumenti legislativi che sono a disposizione (ad esempio le società benefit, le B-corp e l’impresa sociale). E allora sono curiosa di vedere sul territorio se e come la forza buona di questa innovazione sociale e della finanza di impatto potranno promuovere una rinnovata economia, capace di andare verso un maggiore rispetto della dimensione ambientale e sociale e un ragionato ascolto ai bisogni della società in cui viviamo.

www.fondazionepittini.it

Crescendo in armonia

Il progetto intende utilizzare il linguaggio espressivo-musicale per permettere ai bambini di maturare atteggiamenti improntati a sensibilità ed empatia, accoglienza, collaborazione, rispetto e pace.

GoJunior – Giocando s’impara!

L’obiettivo che Sara Scarazzolo si è posta creando il progetto è quello di aiutare bambini e ragazzi ad imparare storia, arte, scienze divertendosi attraverso giochi e attività, con l’utilizzo dei mezzi tecnologici e non.